Alla fine del XXI secolo, in molte aree del globo la probabilità di avere eventi pluviometrici di intensità senza precedenti rispetto al passato potrebbe aumentare fino a più del 100%, con gravi implicazioni per diversi settori socioeconomici. Lo rivela una ricerca congiunta dell’Università degli Studi di Brescia, International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste e Università Statale di Milano.
Lo studio “Continental-scale trends of daily precipitation records in late 20th century decades and 21st century projections: An analysis of observations, reanalyses and CORDEX-CORE projections”, pubblicato sulla rivista International Journal of Climatology, ha dimostrato tramite l’applicazione di un nuovo metodo di analisi dei dati pluviometrici che, se non saranno contenute le emissioni climalteranti, aumenteranno frequenza e intensità delle piogge estreme.
La ricerca ha utilizzato un nuovo metodo di analisi dei dati pluviometrici, che consente di valutare la variazione statistica dei picchi giornalieri di precipitazione.
L’applicazione ha esaminato quattro serie secolari di dati pluviometrici italiani e i dati sono stati utilizzati per simulare con modelli climatici regionali ad alta risoluzione le condizioni climatiche del futuro.
I ricercatori sono arrivati alla conclusione che nella maggior parte delle aree del globo c’è una tendenza all’incremento della frequenza dei record di intensità della pioggia e, quindi di eventi piovosi estremi, in particolare sulla regione Europea.
I risultati spiegano che solo se saremo capaci di contenere le emissioni dei composti climalteranti, rispettando quanto previsto dagli attuali accordi internazionali, l’accentuazione dei record pluviometrici sarà contenuta, e affrontabile con adeguate misure di adattamento.
Lo studio è stato condotto da Filippo Giorgi e James M. Ciarlo (ICTP), in collaborazione con la tesista magistrale Lara Belleri e Roberto Ranzi (Università degli Studi di Brescia) e con Maurizio Maugeri (Università Statale di Milano).
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