In Australia, circa 50.000 anni fa, viveva il Genyornis newtoni, un uccello alto più di due metri, che pesava tra i 220 e i 240 kg e deponeva uova di circa 1,5 kg, grandi come quelle degli struzzi.
Era uno degli esemplari della “mega-fauna” australiana, scomparsa poche migliaia di anni dopo l’arrivo dell’Homo sapiens.
I ricercatori di un team internazionale, coordinato dall’Università di Torino, sono riusciti a ottenere il sequenziamento di proteine antiche preservate all’interno dei gusci delle uova di alcune specie aviarie, di cui si nutrivano i primi abitanti dell’Australia.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) in collaborazione con l’Università di Cambridge ed altre istituzioni internazionali, ha dimostrato l’appartenenza delle uova alla specie gigante estinta Genyornis newtoni. I ricercatori sono giunti a questa conclusione ricostruendo antiche sequenze proteiche e confrontandole con 364 specie viventi di avifauna.
Gli scavi in Australia hanno restituito un’enorme quantità di gusci d’uovo di questa specie, molti caratterizzati dalla presenza di evidenti segni di bruciatura che dimostrerebbero lo sfruttamento delle uova da parte delle comunità umane.
Questo dato dimostrerebbe, quindi, il possibile ruolo delle prime comunità umane nell’estinzione di Genyornis newtoni e, più in generale, l’impatto antropico sull’ambiente naturale già durante il Pleistocene Superiore.
«L’identità della misteriosa specie aviaria che depose le uova – ha dichiarato la prof.ssa Beatrice Demarchi, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e prima autrice dell’articolo – è stata al centro di una lunga controversia, che ha visto schierati due gruppi di ricerca, il primo a favore dell’ipotesi Genyornis, il secondo invece a supporto dell’identificazione delle uova quali appartenenti a una specie estinta di megapodide, un galliforme terricolo dalla taglia molto più contenuta (tra i 5 e i 7 kg) e abitudini diverse. Le proteine dei gusci d’uova ci hanno consentito di posizionare la specie sull’albero evolutivo degli uccelli, dimostrando come questa fosse distante dai megapodidi».
«Non ci sono prove di macellazione di Genyornis in questi straordinari archivi bioarcheologici. Tuttavia, frammenti di guscio d’uovo con tracce di bruciatura coerenti con l’attività umana sono stati trovati in diversi luoghi del continente» ha aggiunto il prof. Gifford Miller dell’Università del Colorado co-autore della ricerca. «Questo implica che i primi esseri umani non hanno necessariamente cacciato questi enormi uccelli, ma hanno razziato i nidi e rubato le loro uova giganti per cibarsene».
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