In che modo i nostri antenati Neanderthal, già migliaia di anni fa, fronteggiavano e i fenomeni atmosferici estremi? Quali strategie di adattamento sono risultate vincenti, e quanto le condizioni avverse contribuirono all’evoluzione tecnologica, alla creazione di nuovi modelli di sostenibilità e, più in generale, all’avanzamento culturale?
La mostra, visitabile fino al 12 gennaio 2025 a Firenze, tra il Museo Archeologico Nazionale e il Museo di Antropologia e Etnologia nell’ambito dei 70 anni dalla fondazione dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – è un’occasione per leggere il presente guardando alle origini dell’umanità, anche attraverso reperti mai esposti al pubblico prima d’ora.
Protagonista della mostra è la scoperta di un eccezionale sito preistorico nella Toscana meridionale, Poggetti Vecchi, che per 170.000 anni ha custodito i resti monumentali di una fauna estinta oltre ai più antichi strumenti in legno fabbricati dall’uomo mai rinvenuti finora in Italia. Un esempio emblematico di come l’essere umano si sia adattato a un ambiente in mutamento, alle soglie della penultima glaciazione, che è presentato al pubblico in un allestimento dal titolo “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”.
La mostra, a cura di Biancamaria Aranguren, Silvia Florindi, Daniela Puzio e Anna Revedin, giunge a coronamento di un lungo processo di ricerca.
Poggetti Vecchi, in provincia di Grosseto, sorge ai piedi di una collina da cui sgorga una sorgente termale già frequentata, 170.000 anni fa, dall’uomo di Neanderthal e da elefanti antichi – alti fino a 4 metri e con zanne lunghe fino a 3 metri –, oggi estinti.
A partire dagli scavi del 2012, un’equipe composta da studiosi della Soprintendenza, dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e di varie università, è stata in grado di determinare non solo le condizioni climatiche dell’epoca, in un periodo in cui le temperature si stavano progressivamente irrigidendo, ma anche il paesaggio del sito, che grazie ai vapori tiepidi e alla presenza animale attrasse un gruppo umano, come documentato non solo da numerose schegge di pietra, ma anche da bastoni di legno di bosso con tracce di lavorazione a fuoco conservati straordinariamente quasi intatti.
Strumenti da scavo che documentano per la prima volta l’avanzare di nuova tecnologia: l’utilizzo del fuoco per la lavorazione del legno
Due le sezioni espositive:
- a Palazzo Nonfinito valorizza lo scavo di Poggetti Vecchi tramite ricostruzioni ambientali, tecnologie digitali e copie 3D per immergersi in quel mondo lontano e rendere possibile ai visitatori toccare con mano le riproduzioni fedeli degli straordinari ritrovamenti lignei;
- il Museo Archeologico presenta per la prima volta alcuni dei manufatti originali in legno, finora mai esposti a causa dell’estrema fragilità.
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