Pochi giorni fa in Liguria abbiamo registrato un evento davvero straordinario. A Laigueglia, infatti, turisti e residenti hanno assistito emozionati alla schiusa delle uova delle tartarughe Caretta caretta con ben 43 esemplari che si sono avviati alla battigia entrando nel mare. E ancora da meno tempo si sono chiuse le uova di un altro nido ad Arma di Taggia, suscitando lo stesso entusiasmo da parte della gente. Questo fenomeno, un tempo raro, ora accade con maggiore frequenza e il climate change ne è direttamente responsabile.
Ma è un vantaggio per le tartarughe?
Le tartarughe marine sono iconici simboli del legame tra mare e terra: trascorrono gran parte della loro vita negli oceani, ma ritornano sulla terraferma per nidificare. Questa duplice esistenza le espone ai molteplici impatti delle attività umane, sia in mare che a terra. In particolare, le tartarughe marine del Mediterraneo sono tra le specie più minacciate dai pericoli moderni, come l’inquinamento da plastica, gli attrezzi da pesca abbandonati e i cambiamenti climatici.
Un mare sempre più favorevole alle tartarughe, ma sempre più caldo
Il Mediterraneo, un bacino chiuso e particolarmente vulnerabile, sta subendo l’impatto dei cambiamenti climatici in modo accelerato rispetto alla media globale. La temperatura delle sue acque superficiali è aumentata di 1-2 gradi negli ultimi 25 anni, raggiungendo in estate anche i 30 °C, mentre le acque profonde hanno registrato un aumento di 0,2 gradi.
Il livello medio del mare è salito di 6 centimetri negli ultimi 20 anni. Questi cambiamenti hanno reso le nostre spiagge sempre più favorevoli alla nidificazione delle tartarughe Caretta caretta, la specie più comune nei nostri mari.
Uno dei segnali più preoccupanti di questa crisi è lo spostamento verso nord delle aree di nidificazione della Caretta caretta come sottolinea il report di Legambiente (scarica qui il documento).
Boom di nidi di tartarughe
Le spiagge del sud-ovest della Penisola e del sud-est della Sardegna sono diventate autentici hotspot per la nidificazione, con un incremento notevole del numero di nidi: da appena 1-3 nidi all’anno nel 2013, si è arrivati a ben 84 nidi nel 2020 e a 454 nidi nel 2023 in tutta Italia. In Toscana, ad esempio, si è passati da meno di 2 nidi nel 2013 a 24 nel 2023, con la nascita di circa 700 piccoli.
Migrazione verso nord
Il riscaldamento globale ha reso le spiagge del Mediterraneo occidentale termicamente adatte allo sviluppo degli embrioni, offrendo alla specie l’opportunità di formare nuove colonie. Parallelamente, la temperatura delle acque superficiali è diventata più favorevole per gli adulti. Ma le ricerche mostrano una vulnerabilità di questo fenomeno d’espansione a nord.
Negli ultimi anni, nuove nidificazioni sono state registrate anche sulle coste settentrionali italiane dell’Alto Tirreno e dell’Adriatico, come in Liguria e Veneto. Questo fenomeno suggerisce che le tartarughe, spinte dal riscaldamento globale, stiano cercando luoghi più freschi per deporre le uova. Uno studio dell’Università di Padova e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie pubblicato su Nature nel 2023, “Environmental and pathological factors affecting the hatching success of the two northernmost loggerhead sea turtle (Caretta caretta) nests”, conferma che i cambiamenti climatici, insieme a fattori antropici come il turismo, la pesca e il traffico marittimo, stanno modificando i modelli migratori di queste specie.
Le nidificazioni più a nord rappresentano una sfida significativa per la sopravvivenza delle tartarughe marine. Un esempio emblematico è stato registrato nell’estate del 2021, quando due nidi di Caretta caretta sono stati monitorati lungo la costa settentrionale dell’Adriatico, a Jesolo Lido (Venezia) e a Scano Boa a Porto Tolle (Rovigo). Questi siti, considerati i più settentrionali del Mediterraneo centrale, hanno mostrato tassi di schiusa molto diversi: solo l’11% a Jesolo Lido, un’area fortemente urbanizzata, rispetto al 66% della media del Mediterraneo occidentale.
Le attività umane, infatti, possono favorire la crescita di microrganismi pericolosi come il fungo Fusarium, una delle principali cause del declino globale delle popolazioni di tartarughe marine.
È evidente che il cambiamento climatico e la pressione antropica rappresentano gravi minacce per la sopravvivenza delle tartarughe marine nel Mediterraneo. Per preservare queste specie simboliche e la biodiversità dei nostri mari, è urgente attuare piani di conservazione efficaci e ampliare le aree marine protette, al fine di garantire un futuro sostenibile per queste straordinarie creature.
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