Prima la Sicilia, poi la Sardegna, tornano le “estati degli incendi”. Secondo Legambiente, in 14 anni andati in fumo 723.924 ettari di boschi, un’area grande quasi quanto l’intera regione Umbria. Si tratta di roghi spesso di natura dolosa, facilitati nel loro scopo criminoso dal caldo e dalla siccità. Da inizio anno a fine luglio in Italia sono andati in fumo 51.386 ettari di bosco, equivalenti a 73.408 campi da calcio. La Sicilia, con 41.365 ettari in cenere e la Calabria, 7.390, sono le regioni più colpite dalle fiamme seguite da Puglia (1.456 ettari) e Abruzzo (284).
Sul piano della prevenzione, Legambiente chiede al Governo «pene più severe estendendo quelle previste dal Codice penale per il reato di incendio boschivo a qualunque tipologia di incendio di vegetazione».
I boschi gestiti in modo attivo subiscono meno gli effetti del fuoco
Una recente ricerca, “Active governance of agro-pastoral, forest and protected areas mitigates wildfire impacts in Italy”, curata da studiosi italiani, alla quale ha partecipato anche FSC Italia, pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment, mette in luce l’importanza delle misure di prevenzione dirette e indirette nel contrasto agli incendi.
I territori con una gestione forestale più attiva sono meno colpiti dagli effetti degli incendi, anche in condizioni climatiche e di infiammabilità gravi. Lo studio ha analizzato il ruolo dei maggiori fattori-chiave che risultano determinanti nel causare incendi (clima, eventi atmosferici, infiammabilità, elementi socio-economici come cambiamenti dell’uso del suolo e politiche di gestione del territorio) e le relazioni esistenti tra di essi in riferimento agli incendi stessi.
«Alle stesse considerazioni è arrivata anche un’altra recente pubblicazione scientifica redatta dell’European Forest Institute (EFI), che ha individuato sei raccomandazioni per la gestione del territorio in ottica di prevenzione degli incendi tra cui la pianificazione» afferma il direttore di FSC Italia, Giuseppe Bonanno.
Le raccomandazioni per la gestione del territorio
- la pianificazione, con programmi, politiche e strategie di adattamento;
- la definizione di modelli di gestione;
- lo sviluppo di meccanismi finanziari sostenibili per garantire l’attuazione e la continuità delle misure di prevenzione degli incendi boschivi;
- la generazione di conoscenza, educazione e sensibilizzazione nella società (ancor oggi si stima che il 95% degli incendi in Europa abbia origine dall’attività umana);
- l’armonizzazione dei sistemi informativi come base per la condivisione delle informazioni e la comprensione della complessa realtà degli incendi boschivi;
- la cooperazione internazionale.
Negli ultimi anni l’andamento degli incendi, in relazione ai cambiamenti climatici, e i loro effetti sono sempre di più causa di preoccupazione, in particolare nell’area mediterranea.
«A fronte di una tale situazione la gestione responsabile del territorio e del patrimonio forestale, le politiche di conservazione della natura e un approccio integrato del sistema antincendio sono fondamentali per contrastare il fenomeno. In Italia, in particolare, la superficie forestale è in aumento, ma sconta un grande problema di abbandono e la mancanza in molti casi di piani di gestione. L’esperienza dei boschi certificati FSC dimostra come si possa fare prevenzione fissando standard ambientali, economici e sociali che implicano un maggior presidio delle aree forestali» conclude Giuseppe Bonanno.
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