Leggiamo assieme un estratto di “Vito il gatto bionico”
Amelie, Rajan e Linda camminavano in cortile seguendo Vito in una delle sue passeggiate. Il micio zampettava sul marciapiede sventolando la coda e fermandosi ogni tanto per un’annusatina, cercando indizi di possibili prede o del passaggio dei suoi rivali. In caso, sarebbe stato pronto a scacciarli. Ormai avevano tutti imparato che a comandare era ancora lui.
– Secondo voi perché gli altri gatti hanno ancora così paura di Vito? – chiese Rajan stringendosi la sciarpa rossa al collo.
– Non saprei, – disse Linda alzando le spalle – sicuramente hanno capito che è meno veloce e che non può più raggiungerli se salgono sugli alberi o sui muretti.
– Eppure potrebbero sfidarlo, ma non lo fanno – continuò il ragazzino, che aveva sempre un acuto senso di osservazione.
– Secondo me non si accorgono che non è più come loro. Quello che percepiscono è solo il suo carattere – commentò Amelie.
– Esatto! – concordò Linda. – Vito rimane sempre un gattone con lo sguardo fiero e, soprattutto, con un temperamento battagliero e deciso. “Io sono il più forte!” È questo che probabilmente trasmette agli altri.
– Ma lui lo sa di essere diverso? – chiese Rajan.
– Non credo… – rispose Linda riflettendo su quella domanda difficile. – Cioè, sa di non poter più fare certe cose. Dopo averci provato più volte si è rassegnato. Prima era più indipendente, ora invece ci viene a chiamare per avvisarci se vuole salire sul tavolo o entrare nel suo cassetto preferito.
– Be’, è ovvio! – rise Linda.
In quel momento notarono un ragazzino che li fissava. Senza dire niente se ne stava alcuni metri davanti a loro, vicino a una siepe, con le mani in tasca e un cappello di lana col pon-pon ben calzato in testa.
– Perché ci guarda? – chiese Rajan.
– Non lo so – rispose Amelie. – Sono certa di averlo già visto. Una volta mentre ero fuori con Silvia, Ragù e Vito, e un’altra, non più di tre giorni fa, davanti al cancello di Linda e Silvia. Era lì e ci fissava, proprio come ora.
– Può darsi che sia incuriosito dal gatto – disse Linda perplessa.
– Forse. Non se ne vedono molti di gatti bionici! – concordò il ragazzino.
– Negli ultimi mesi ci hanno scritto e telefonato molte persone – aggiunse la giovane donna. – Io e Silvia abbiamo iniziato a raccontare la storia di Vito su internet. Abbiamo creato una pagina Facebook, “Vituzzo Superstar”, dove mettiamo le sue foto e parliamo dei suoi progressi. Questo ragazzo potrebbe essere un fan di Vito!
– Silvia mi ha fatto vedere la pagina e qualche volta l’ho aiutata a scegliere le foto da pubblicare. Ha detto che arrivano messaggi e disegni per Vito da tutta Italia e non solo – disse Amelie.
– Oh, sì, e stiamo conservando tutto. È bello vede- re quanta gente ama gli animali e si è presa a cuore la nostra storia. Siamo finiti anche sul giornale, lo sapete?
– Fantastico, ormai Vito è un gatto famoso! – esclamò Rajan.
– Onore e gloria al nostro micione! Sei d’accordo, Memì? – chiese Linda ridendo.
Ma lei non stava più ascoltando. – Il ragazzo è scomparso… – disse invece.
Linda alzò le spalle. – Forse ci siamo sbagliati e aspettava qualcun’altro.
– Non credo… – disse Amelie.
E in effetti il giorno seguente, primo sabato di dicembre, mentre Amelie e Ragù erano a casa di Linda e Silvia, qualcuno bussò alla porta. Nessun campanello, solo un tocco lieve, quasi a sperare che nessuno sentisse.
– Hanno bussato! – urlò la ragazzina per avvisare le padrone di casa che in quel momento si trovavano di sopra.
– Memì, puoi aprire tu, per favore? – disse Silvia. – Scendo subito!
Amelie andò alla porta e si trovò davanti il ragazzino del giorno prima. Mani in tasca, sguardo basso e schivo seminascosto dal cappello.
– Ciao… – gli disse sorpresa notando che doveva avere un paio d’anni più di lei. – Posso fare qualcosa per te?
– Ciao – disse lui quasi in un sussurro. – Mi chiedevo se per caso fosse possibile vedere il vostro gatto.
– Intendi Vito, immagino…
– Sì, quello con le zampe robot. Mio fratello vorrebbe tanto conoscerlo.
– Ah… ho capito. E dov’è tuo fratello?
– È qui – disse spostandosi di lato perché Amelie potesse vedere.
Il bambino rimasto alcuni metri indietro nel vialetto non aveva più di sette anni e aveva il viso spento e magro. Stava seduto su una sedia a rotelle, avvolto in un giaccone blu più grande di lui.
Amelie sospirò dispiaciuta. – Come vi chiamate?
– Io sono Marco, – rispose il ragazzo – e lui si chiama Matteo. Purtroppo ha avuto un incidente e… – Capisco – disse Amelie pensando a sua madre e interrompendo il nuovo arrivato. – Non serve che spieghi niente. Anche Vito ha avuto un incidente.
– Lo so, lo abbiamo letto sul giornale. E da allora lo seguiamo su Facebook – spiegò Marco. – Matteo mi ha chiesto tante volte di venire… ma io non volevo disturbare.
– Chi è? – chiese in quel momento Silvia scendendo le scale e osservando stupita il ragazzo.
– Si chiama Marco e lui e suo fratello Matteo vorrebbero tanto conoscere Vito.
– Ciao, Marco! – salutò Silvia. – Certo che potete conoscere Vito, entrate! Non state lì al freddo.
Il ragazzo si illuminò per un attimo. – Davvero? Possiamo?
– Certo che sì – disse Silvia sporgendosi. – Matteo ha bisogno di una mano o ci pensi tu? –. Non si mostrò sorpresa nel vedere la sedia a rotelle e fece come se nulla fosse.
Questo gesto tranquillizzò Marco, che, entusiasta, corse dal fratello e lo spinse a passo svelto fino all’ingresso.
– Forza, toglietevi le giacche – disse la padrona di casa. – Dove abitate?
– Non molto lontano da qui – disse il ragazzo. – Ogni tanto sono venuto a vedere Vito.
– Lo so – disse Amelie sorridente. – Ma non ci hai mai fermato.
Marco abbassò lo sguardo imbarazzato.
Nel mentre Linda li raggiunse seguita da Vito, che con grande disinvoltura scese le scale di corsa.
Matteo sgranò gli occhi. – Wow – si lasciò sfuggire. – È davvero bravo!
– Incredibile! – aggiunse Marco impressionato. – L’ho visto camminare in strada e persino correre dietro un altro gatto, ma così…
Le ragazze sorrisero compiaciute mentre Vito, incuriosito dalle ruote di Matteo, si avvicinò ad annusare.
Il bambino si allungò per accarezzarlo. – Com’è morbido – disse sorridendo.
Il micio, soddisfatto da quelle attenzioni, iniziò a strusciarsi contro i suoi piedi facendo le fusa.
– Sembra felice – osservò Marco.
– Oh, lo è. Ha noi a sua disposizione e molti amici – disse Linda.
– Ma… non soffre per quello che gli è accaduto?
– No, se non riesce a fare qualcosa ci chiede di aiutarlo. Per il resto gli basta quello che può fare. I gatti non si pongono troppe domande.
– Così è più facile, in effetti – disse Matteo con un sorriso malinconico. Poi, guardando suo fratello, aggiunse: – E voi non siete tristi per lui?
– All’inizio io e Silvia lo eravamo e quando lo guardavamo provavamo pena per lui. Ma poi abbiamo capito che Vito, invece, non ha pena per se stesso. Quindi, perché mai dovremmo averne noi?
– Vito è fortunato ad avere persone accanto che la pensano così.
– Le persone di cuore – disse a quel punto Amelie – non vedono quello che ti manca, ma quello che hai. Il resto non conta.
Matteo, finalmente, si illuminò in un sorriso sincero e sentito. – Credete che potremo essere anche noi amici di Vito?
– Per noi lo siete già! – rispose Silvia.
“Vito il gatto bionico”
di Claudia Fachinetti con la collaborazione di Silvia Gottardi e Linda Ronzoni
Illustrazioni di Camilla Zaza
Fotografia di copertina: Claudia Rocchini (La Fotografa dei Gatti www.lafotografadeigatti.it)
Pagine: 208 – 16,50 Euro
Età: dai 9 anni
Ed. Il Battello a Vapore
Ebook disponibile




