Il monte Roraima è una massiccia formazione riconoscibile da decine di chilometri di distanza, la cui sommità è un inaccessibile altopiano che custodisce un ambiente completamente diverso, sia nel clima sia nelle popolazioni animali e vegetali, rispetto al mondo sottostante.
Pochi uccelli sono arrivati a popolare, peraltro saltuariamente, l’ambiente dell’altopiano: ben più consone alle loro necessità sono le fitte e rigogliose foreste amazzoniche sottostanti, ricche di cibo e dalle temperature ben più alte. Gli insetti invece sono presenti e numerosi (e difatti sono il motivo fondamentale del successo delle piante carnivore), mentre tra i vertebrati l’endemismo più conosciuto è un piccolo anfibio anuro, Oreophrynella quelchii.
Questo rospetto di colore nero è incapace di saltare: l’assenza di predatori gli ha fatto perdere questa caratteristica nel corso dell’evoluzione.

La rana nera di Roraima (Oreophrynella quelchii). Charles Besancon/CC BY-SA 3.0
D’altra parte, se non ci sono rischi, perché sprecare energie preziose, soprattutto se si vive in un ambiente così povero di risorse? E in realtà anche per questo animaletto alcuni rischi ci sono: sulla lista rossa dell’IUCN, dove vengono raccolte tutte le specie animali e vegetali in pericolo di estinzione, Oreophrynella quelchii è schedata come “vulnerabile”, sia per il ridotto areale di distribuzione, sia perché i turisti che si avventurano sulla vetta del Roraima hanno la pessima abitudine di prendere in mano gli animali.
In questo senso le aree protette entro cui ricade il Roraima (Monumento Natural Los Tepuyes in Venezuela, Parque Nacional Monte Roraima in Brasile) stanno già operando per sensibilizzare gli escursionisti al vecchio classico “guardare e non toccare”.

Oltre all’incredibile forza visiva che non può non sollecitare la fantasia, i tepui sono importanti isole di biodiversità che potrebbero celare sorprese inaspettatamente utili anche in campo medico: uno studio condotto da un’equipe di scienziati spagnoli su sedici differenti piante endemiche del monte Roraima ha evidenziato infatti che nove di queste mostrano una forte capacità inibitoria sui tumori, quattro in aggiunta producono attività citotossica (un attacco immunitario alle cellule infettate da virus o batteri). Un riassunto dei risultati di questi studi può essere visto in un poster, scaricabile da questo indirizzo.
La visita virtuale al monte Roraima

Chi non potesse andare fisicamente fino in sud America, e non volesse accontentarsi di viaggiare con la fantasia, può comunque soddisfare almeno in parte la sua curiosità, grazie alla visita virtuale al Salto Angel, che può essere effettuata da questo sito.
La biodiversità, termine di cui tante, troppe persone si servono senza conoscerne l’importanza, non è un qualcosa di astratto e che ha valore solo per gli appassionati: conservare e mantenere integra la ricchezza biologica del nostro pianeta è fondamentale non soltanto per il piacere puramente estetico – ma comunque importante – di trasmettere ai nostri figli e nipoti una natura non impoverita dall’azione distruttiva dell’uomo, ma anche per sviluppare nuovi settori di ricerca, ad esempio in campo medico o alimentare. I tepui, in questo senso, sono un esempio assolutamente fondamentale di come il nostro pianeta sia ricchissimo di piccoli, autentici scrigni di biodiversità che vanno protetti a ogni costo, alcuni ancora tutti da scoprire.
E, alla fine, sir David Attenborough è riuscito a realizzare il suo sogno? Ovviamente sì, nel 1995, girando – guardacaso – la serie “The private life of plants” per la BBC. A questo indirizzo è possibile vedere un estratto da questa serie, in cui il grande naturalista britannico ci racconta vita, morte e miracoli delle piante carnivore del monte Roraima, l’isola in mezzo alle nuvole.
Leggi qui la prima parte dell’articolo
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