Le cause dell’inquinamento dei fondali marini non sono sempre facilmente determinabili. Gran parte delle responsabilità ricadono sulle attività industriali antropiche, ma ci sono anche fattori naturali come, per esempio, le cosiddette fonti “geo-geniche”, ovvero dovute alle attività vulcaniche e geotermali.
Il caso più eclatante sono i sedimenti marini della Baia di Pozzuoli, in provincia di Napoli, che per decenni ha ospitato un sito industriale dismesso ormai da oltre 30 anni.
Determinare con rigore scientifico le responsabilità o co-responsabilità dell’inquinamento del sito è l’obiettivo dello studio “The first application of compositional data analysis (CoDA) in a multivariate perspective for detection of pollution source in sea sediments: The Pozzuoli Bay (Italy) case study” pubblicato sulla rivista Chemosfere e condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università degli Studi Federico II di Napoli e dell’Università degli Studi del Sannio.

Area di studio e mappa dei risultati. Sono indicate anche le associazioni fattoriali di tipo “Non industriale” e “Industriale” nelle zone prossimali (PZN) e distali (DZN). © INGV
Una nuova metodologia di analisi (Compositional Data Analysis – CoDA) delle aree inquinate sono stati studiati i sedimenti marini della Baia di Pozzuoli, dove l’origine degli elementi metallici e metalloidi presenti è oggetto di ampio dibattito tra gli studiosi.
«Sono stati esaminati gli elementi inquinanti contenuti nei sedimenti marini. I risultati ci hanno permesso di evidenziare che alcune classi di inquinanti (mercurio, cadmio, rame, piombo e zinco) sono molto diffuse nei sedimenti depositati di fronte all’ex sito industriale» spiega Renato Somma, ricercatore dell’INGV e primo autore della pubblicazione.
«Con tale metodologia si è prodotta una mappatura specifica delle sostanze inquinanti, e soprattutto delle sorgenti di inquinamento; anche perché in quest’area vulcanica attiva, caratterizzata da una marcata attività idrotermale con emissioni fumaroliche, l’inquinamento di origine antropica si intreccia fortemente con quello di origine naturale, geo-genico” afferma Pooria Ebrahimi dell’Università di Napoli Federico II.
I risultati di una più precisa caratterizzazione degli inquinanti offrono importanti elementi per la migliore individuazione degli interventi di bonifica necessari in un’area altamente inquinata e da anni oggetto di progetti di rivalorizzazione urbana.
Per esempio, lo studio dimostra che gli alti valori di arsenico presenti nei sedimenti marini, finora attribuiti soprattutto alle fumarole sottomarine, sarebbero causati da una sorgente più importante, anche se forse non unica: nel canale di sversamento delle acque di drenaggio di Agnano.
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