Fra i tanti enigmi del mondo scientifico, ce n’è uno che tiene occupato da tempo l’uomo, ma nonostante i progressi cosmologici, continuiamo a navigare in alto mare.
Da oggi, però, il mistero della materia oscura potrebbe subire un contraccolpo, se è vero quanto asserisce un team di ricercatori danesi: la materia oscura c’è e potrebbe essere rappresentata da particelle tutt’altro che infinitesimali, di dimensioni pari a quelle cellulari.
Una rivoluzione. Fino a oggi, infatti, si è sempre immaginato la realtà della matrice cosmica a favore di una scienza appannaggio della fisica subatomica; riferendosi a particelle come i neutrini, gli elettroni, i protoni, i quark, e via dicendo.
Ma gli esperti dell’University of Southern Denmark scardinano completamente questa teoria arrivando a ipotizzare che il “nocciolo” della materia oscura possa essere molto più grande e molto più pesante di quello ipotizzato fino a oggi.
Di più: gli scienziati sono arrivati a supporre che una singola particella di materia oscura possa pesare un microgrammo, vale a dire circa un terzo della massa di una cellula umana.
Per intenderci, un microgrammo sta fra il milligrammo (la massa di un granello di sabbia) e il femtogrammo (un miliardesimo di grammo). Nei dettagli il riferimento è a particelle di nuova generazione dette WIMPS (da Weakly Interacting Massive Particle), prive di carica elettrica e non contemplate dal modello standard della fisica delle particelle. Il cosiddetto neutralino potrebbe rientrare nella disanima, auspicando un futuro scientifico che punti al mondo “atomico” dell’infinitamente grande.
Se così fosse cambia tutto perché la ricerca esplicata dagli acceleratori di particelle potrebbe non servire a nulla; almeno per ciò che riguarda l’intimità di una parte di materia.
Tutto da rifare? Forse. Di fatto, nonostante questa ricerca (che dovrà comunque essere confermata), per ora restano valide le parole del cosmologo Bruce H. Margon che sul New York Times ha dichiarato: «Viviamo una situazione imbarazzante e paradossale, non riuscendo a trovare il 90% della materia dell’universo».
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