Ogni qualvolta si forma una coppia di rapaci notturni, molte attenzioni e tempo sono dedicate alla ricerca del sito riproduttivo. Il nido, ad esempio, deve trovarsi in un comprensorio ricco di prede e potenzialmente protetto dai predatori naturali che nelle varie fasi della riproduzione sono molto numerosi.
I serpenti e i Corvidi predano le uova, le volpi e i tassi tendono agguati ai giovani ancora non emancipati che capitano loro a tiro sul terreno. I veri killer dei nidi di rapaci, però, sono i Mustelidi, le faine ma in particolare le martore.
Anche in Italia, alcuni studi sui nidi artificiali di Civetta capogrosso (Aegolius funereus) condotti in Veneto da Francesco Mezzavilla hanno dimostrato che le predazioni nei nidi artificiali erano consistenti proprio perché le martore localizzavano i nidi e poi catturavano i piccoli o le uova.
In un articolo recentissimo pubblicato dalla rivista scientifica Ornis fennica sono stati pubblicati i risultati di un interessante studio condotto in Svezia e Finlandia da un team di ornitologi scandinavi coordinati da Patrick Karell proprio sulla predazione delle martore ai danni dei nidi degli allocchi (Strix aluco) rivelando degli aspetti sorprendenti.
Scopo del monitoraggio era verificare se la predazione di uova e nidiacei da parte delle martore poteva avere ripercussioni sulle nidiate degli anni successivi.
Il risultato è stato sorprendente, poiché i nidi dove erano state rilevate predazioni dirette, nella successiva stagione riproduttiva sono stati abbandonati e sostituiti da altri siti riproduttivi, ritenuti probabilmente dagli allocchi più sicuri.
Questo risultato è la prova che gli allocchi sono in grado di percepire il rischio di predazione in un nido artificiale utilizzando le informazioni relative agli eventi passati e di valutare se un nido è in grado di proteggere la loro nidiata.
Insomma è come se il nostro Allocco dicesse: «Cara Martora mi freghi una volta, ma non la seconda!»
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