I grandi cambiamenti climatici sono il motore di migrazioni umane, non solo nell’attuale fase di riscaldamento globale di origine antropica, ma anche epoche antichissime.
Lo dimostra un recente studio internazionale, “The genomic echoes of the last Green Sahara on the Fulani and Sahelian people”, coordinato da Sapienza Università di Roma e dal Cnr-Ibpm e pubblicato sulla rivista Current Biology, individua nei pastori nomadi Fulani, attualmente stanziati lungo la fascia più settentrionale del Sahel africano, i discendenti di una antica popolazione pan-Sahariana.
La nuova ricerca trae spunto dal fatto che, in base studi genetici e antropologici precedenti, i Fulani sembravano presentare caratteristiche peculiari, diverse da quelle delle popolazioni circostanti. Ciò ha spinto i ricercatori a indagare la natura di tale specificità, al fine di darne anche una caratterizzazione storica e cronologica.
Le migrazioni umane del neolitico verso il Sahara
Con un approccio di analisi congiunta di genomi moderni e antichi, mai applicato per il continente africano, è stata per la prima volta evidenziata una forte affinità genetica, finora solo ipotizzata sulla base di elementi culturali e reperti archeologici, tra i Fulani e individui del Marocco risalenti al Neolitico.
Ciò ha reso possibile collocare l’origine dei Fulani nell’arco dell’ultimo periodo umido del Sahara, denominato Green Sahara (12.000–5.000 anni fa), quando l’attuale deserto era una terra fertile, rigogliosa e abitata da una sorta di popolazione pan-Sahariana che si è poi definitivamente frammentata e divisa con la desertificazione dell’area.
Lo studio fornisce un importante contributo alle conoscenze sulla storia evolutiva umana e sulla sua biodiversità, in particolare nel continente africano che, pur ospitando la più grande ricchezza genetica per la nostra specie, è ancora poco studiato a livello genomico.
I suoi risultati evidenziano inoltre come gli spostamenti e i contatti transahariani non siano solo un fenomeno recente, ma una realtà storica antichissima, confermando il ruolo dei grandi cambiamenti climatici nelle migrazioni umane.
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