Quando in Italia era da poco passata la mezzanotte, dal Kennedy Space Center, in Florida, il razzo Space Lauch System (SLS) ha lasciato il suolo terrestre proiettando nello spazio la navicella Orion. Ha così preso ufficialmente avvio la missione Artemis II, il primo volo di esplorazione spaziale in equipaggio della Nasa. Un passo importante verso il ritorno a lungo termine sulla Luna e le missioni su Marte. Il test di volo di Artemis II aprirà la strada all’atterraggio della prima donna e del prossimo uomo sulla Luna con Artemis III a più di cinquant’anni dall’ultima missione Apollo del 1972.

Un villaggio lunare del futuro. Il programma Artemis prevede che gli astronauti abiteranno stabilmente il nostro satellite entro il 2033. In particolare, è stata scelta la zona del Polo Sud, ricca di crateri in ombra perenne dove potrebbe esserci acqua ghiacciata. © ESA
Il viaggio di Orion
Dopo una permanenza di 24 ore nell’orbita terrestre, ci vorranno 4-5 giorni perché la navicella Orion con a bordo i quattro astronauti – i tre americani Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch, e il canadese Jeremy Hansen – raggiunga il nostro satellite.
Una volta arrivata a destinazione la navicella Orion effettuerà un sorvolo ravvicinato (7400 km) sul suolo lunare e dopo un giro intorno al nostro satellite rientrerà sulla Terra. La missione è un primo passo verso il futuro allunaggio e ha lo scopo di verificare i sistemi di supporto vitale di Orion nello spazio profondo come il controllo della temperatura, dell’atmosfera e la manovrabilità della navicella.
Il ruolo dell’Italia
La missione Artemis segna l’inizio di una nuova era per l’esplorazione spaziale e vede riunite, sotto la guida della NASA, oltre cinquanta nazioni tra cui l’Italia, chiamata a realizzare i moduli abitativi destinati a consentire la presenza permanente degli astronauti sulla Luna.
Sull’ultimo numero di marzo de La Rivista della Natura approfondiamo proprio il ruolo dell’Italia nella missione Artemis attraverso l’intervista firmata da Pietro Spirito a Franco Fenoglio, direttore dei programmi di esplorazione planetaria umana e robotica di Thales Alenia Space, i laboratori di Torino dove nascono, tra gli altri, i moduli abitativi della stazione orbitante internazionale Lunar Gateway. Nell’intervista tante curiosità su come vivranno più o meno stabilmente gli astronauti nello spazio, a quali difficoltà andranno incontro e ai dispositivi che li proteggeranno.

Il Lunar Gateway, la stazione internazionale che nell’ambito del programma Artemis della Nasa orbiterà intorno al nostro satellite. © THALES ALENIA SPACE
Parliamo delle cittadelle seleniche che in futuro permetteranno a piccole comunità di umani di vivere sul suolo lunare ed anche degli aspetti legati alla sostenibilità ambientale che i progetti, sia di orbita spaziale, sia di allunaggio e al suolo contemplano, come sistemi di riciclaggio e smaltimento rifiuti non impattanti.
Ma la Luna sarà solo il campo di prova per molte tecnologie e come possibile base di lancio per le future missioni su Marte, che risulterà più vicino.
Per saperne di più acquista l’ultimo numero de La Rivista della Natura.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





