In occasione del Secondo vertice delle Nazioni Unite di bilancio dei sistemi alimentari (UNFSS+4) di Addis Abeba, è stato pubblicato il rapporto “Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo” – SOFI 2025 (scarica qui il documento) che rivela come nel 2024 la fame ha colpito un numero compreso tra 638 e 720 milioni di persone. Il dato rappresenta un calo di 15 milioni di individui rispetto al 2023 e di 22 milioni rispetto al 2022.
Tuttavia, stando al rapporto, i progressi non sono stati uniformi in tutto il mondo, poiché la fame ha continuato ad aumentare nella maggior parte delle sottoregioni dell’Africa e dell’Asia occidentale.
Il costo del cibo aumenta
Pur rappresentando un segnale incoraggiante, le stime recenti restano al di sopra dei livelli prepandemici, anche a causa dell’alto tasso d’inflazione alimentare degli ultimi anni, che ha contribuito a rallentare la ripresa della sicurezza alimentare.
Miglioramenti significativi sono visibili nell’Asia meridionale e in America latina. In Asia, la prevalenza della sottoalimentazione è scesa. Anche la regione America latina e Caraibi ha registrato una flessione dell’indicatore.
Purtroppo, questa tendenza positiva è in netto contrasto con il dilagare costante della fame in Africa e nell’Asia occidentale, anche in molti paesi colpiti da prolungate crisi alimentari.
Nel 2024, la proporzione della popolazione afflitta dalla fame in Africa ha superato il 20%, pari a 307 milioni di persone, mentre si stima che nell’Asia occidentale, nello stesso anno, abbia sofferto la fame il 12,7% della popolazione, ovvero oltre 39 milioni di persone.
A lanciare il monito sono l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (PAM) e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Inflazione alimentare
Il rapporto SOFI 2025 esamina anche le cause e le conseguenze dell’impennata dei prezzi degli alimenti registrata tra il 2021 e il 2023 e il suo impatto sulla sicurezza alimentare e la nutrizione.
Il rapporto evidenzia che la risposta politica globale alla pandemia di COVID-19, caratterizzata da diffusi interventi fiscali e monetari, unita agli effetti della guerra in Ucraina e degli eventi meteorologici estremi, ha alimentato le recenti pressioni inflazionistiche.
A partire dal 2020, l’inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari a livello globale ha sistematicamente superato l’inflazione primaria.
L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari ha colpito in modo particolarmente duro i Paesi a basso reddito.
Per contrastare l’inflazione dei prodotti alimentari, il rapporto raccomanda l’attuazione di una combinazione di misure politiche, tra cui:
- interventi fiscali mirati e circoscritti nel tempo, quali programmi di protezione sociale, a tutela delle famiglie vulnerabili;
- politiche monetarie credibili e trasparenti per contenere le spinte inflazionistiche;
- investimenti strategici nella ricerca e sviluppo in campo agroalimentare, nelle infrastrutture di trasporto e produzione, e nei sistemi di informazione del mercato, al fine di migliorare la produttività e la resilienza.
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