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Ambiente
ALTO ADRIATICO

Nel mare troppo sfruttato, cambia la qualità del pesce

La “mutazione invisibile” dell'ecosistema marino dell'Alto Adriatico scoperta dall'Università di Padova studiando la variazione delle specie pescate

Nel mare troppo sfruttato, cambia la qualità del pesce
Pescatori a Chioggia.

Redazione Redazione 8 Dic 2022

I sistemi naturali, anche quelli grandi e complessi come gli ecosistemi marini, subiscono delle variazioni nette e totalmente inaspettate. I cambiamenti in termini di abbondanza di organismi e di processi ecologici, con potenziali ricadute per la biodiversità e la produttività delle risorse ittiche, possono essere determinati dalle attività umane, come la pesca, ma anche dai cambiamenti climatici.

Lo studio dal titolo “Stable landings mask irreversible community reorganizations in an overexploited Mediterranean ecosystem” pubblicato sul Journal of Animal Ecology da parte di ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova in collaborazione con l’Università di Amburgo e CNR-ISMAR dimostra che, negli ultimi 40 anni, si sono succeduti intensi cambiamenti di regime nell’ecosistema dell’Alto Adriatico, uno dei mari più pescosi e sfruttati del pianeta.

«Questa scoperta è stata possibile analizzando le serie temporali delle catture di pesci e invertebrati da parte della flotta peschereccia di Chioggia, la maggiore d’Italia» dice Camilla Sguotti, ricercatrice post-dottorato nel programma europeo Marie Skłodowska-Curie Actions al Dipartimento di Biologia dell’Ateneo di Padova e prima autrice dello studio.

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«La composizione di quello che si pesca riflette la comunità di organismi che abitano il mare: a partire dagli anni Ottanta si è avuto un andamento caratterizzato da lunghi periodi di stabilità nella varietà e qualità del pescato, intervallati da improvvisi cambiamenti a causa dell’effetto sinergico di pressione da pesca e riscaldamento dei mari. La cosa interessante è “scoprire” solo ora questi cambiamenti, cioè dopo decenni, in quanto le catture totali della flotta sono rimaste approssimativamente costanti nel tempo, distogliendo quindi l’attenzione dall’avvicendarsi delle diverse specie nei decenni».

Camilla Sguotti
Camilla Sguotti.
Alberto Barausse.
Alberto Barausse.

«Sembra che l’ecosistema del mare Alto Adriatico sia cambiato in modo irreversibile: anche se diminuissimo la pressione di pesca, le temperature non si riabbasseranno a breve a causa dell’inerzia del cambiamento climatico. Capire i fattori che portano a questi cambiamenti di regime negli ecosistemi marini è quindi fondamentale per saper gestire le nostre attività, come la pesca, senza erodere la resilienza degli ecosistemi: una volta che un cambiamento di regime è avvenuto nell’ecosistema, potenzialmente con conseguenze negative non solo per la biodiversità ma spesso anche per le attività economiche, purtroppo non sempre è possibile tornare indietro facilmente» conclude Alberto Barausse del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova coordinatore dello studio.

 

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