Il Giappone celebra oggi, lunedì 11 marzo, i 13 anni da quando un forte terremoto e uno tsunami colpirono nel 2011 le coste settentrionali del Paese, uccidendo quasi 20.000 persone, spazzando via intere città e danneggiando la centrale nucleare di Fukushima Daiichi.
Lo tsunami che si è abbattuto sulla centrale nucleare ha distrutto i sistemi di alimentazione e di raffreddamento del combustibile, causando la fusione dei reattori n. 1, 2 e 3.
Le esplosioni di idrogeno hanno causato massicce perdite di radiazioni e contaminazione nell’area.
Le indagini governative e indipendenti e alcune sentenze dei tribunali hanno, però, affermato che all’incidente hanno contribuito anche una serie di errori umani, di negligenza in materia di sicurezza e di un controllo poco rigoroso da parte delle autorità di regolamentazione.
Sette città sono ancora non abitabili
Il Giappone ha osservato oggi un minuto di silenzio in ricordo delle vittime. Circa 20.000 degli oltre 160.000 residenti evacuati a Fukushima non sono ancora tornati a casa. Il lavoro di decontaminazione svolto prima delle Olimpiadi di Tokyo, ha portato alla riapertura di alcune zone vietate, ma 7 delle 12 città colpite rimangono completamente o parzialmente off-limits.
Lo scorso agosto ha preso il via il rilascio in mare dell’acqua di raffreddamento contaminata, trattata e diluita per la decontaminazione, tra le proteste dei pescatori locali e dei Paesi vicini, in particolare della Cina, che ha vietato le importazioni di frutti di mare giapponesi.
L’incognita del combustibile fuso ancora all’interno dell’impianto
Lo stato e il contenuto dei tre reattori fusi nell’incidente sono ancora in gran parte avvolti nel mistero. Non sembra, infatti, che sia stato ancora rimosso tutto o parte del combustibile. Quindi, circa 880 tonnellate di combustibile nucleare fuso rimangono all’interno dei tre reattori danneggiati e per rimuoverlo ci vorrebbero 30-40 anni.
La mancanza di dati, tecnologie e piani su cosa fare del combustibile fuso radioattivo e di altre scorie nucleari rende difficile capire cosa ci sarà in serbo per l’impianto e le aree circostanti una volta terminata la bonifica.
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