«Tasmaniaaa?». Sulla carta è impossibile rendere l’espressione di sgomento dei miei amici quando ho detto loro che sarei partito per l’Overland Track, un trekking di settanta chilometri nel cuore della Tasmania. A nulla è servito spiegare che avrei respirato l’aria umida delle foreste pluviali, osservato echidne e vombati, dormito sotto le stelle dell’altro cielo e camminato per lunghe ore attraverso pianure fangose accompagnato dal cinguettio di uccelli di cui, francamente, non saprò mai il nome. Lo sgomento rimaneva lì, immutato sulle loro facce. Poco male. Sono partito lo stesso.
Ed eccomi dall’altra parte del mondo, nella grande e misteriosa Isola a Sud del continente australiano.
Dopo alcuni giorni trascorsi in un ostello di Launceston, nel Nord della Tasmania, mi dirigo alla volta del Visitor Centre del Parco Nazionale delle Cradle Mountains, da dove parte l’Overland Track. Il parco è un gioiello naturalistico: oltre a colorate foreste di eucalipto, laghi e paludi, custodisce le montagne più suggestive della Tasmania.
Dormo poco la notte prima della partenza. I dubbi sono sempre diabolicamente i soliti: «Avrò portato abbastanza cibo? La tenda reggerà le intemperie? Nevicherà? Avrò freddo? Avrò caldo?». Mi metto a leggere un po’, giusto per distrarmi, poi ripongo il libro appena fuori dal sacco a pelo e, ripassando nella mente la procedura di medicazione in seguito al morso di un serpente, lentamente mi addormento.
La mattina seguente, dopo il “good luck” ufficiale di un ranger barbuto, mi metto in cammino. Il sentiero si inerpica ripido fra picchi rocciosi e laghetti di montagna, conducendo su uno spettacolare terrazzo naturale di fronte al comprensorio delle Cradle Mountains. I pinnacoli d’origine vulcanica si innalzano verso il cielo offrendo uno spettacolo unico.

Lake St. Claire, la meta finale dell’Overland Track, con la passerella che conduce poeticamente all’attracco del ferry. © Raffaella Scalzi
Del tutto inaspettatamente il cielo inizia ad annuvolarsi. Imparerò in fretta che in Tasmania il meteo cambia con una rapidità incredibile. Superato l’ultimo picco meridionale della catena delle Cradle Mountains, inizia la discesa nella foresta e lo scenario muta profondamente. Il cielo è grigio e presto comincia a cadere una leggera, ma fitta, pioggia. C’è un’atmosfera placida, rilassante. Cammino per chilometri attraversando pianure punteggiate di cespugli erbosi, i cosiddetti bottongrass, e quasi cerco di trattenere il fiato, per non disturbare il meraviglioso silenzio, solo lievemente increspato dal suono ritmico dei miei passi. Arrivo al Windimere Hut piuttosto stanco. Monto la tenda e preparo la cena con un piccolo fornelletto da campeggio. La pioggia aumenta d’intensità e il ticchettio delle gocce sulla tenda mi fa compagnia per cena.
Fatta eccezione per i primi spettacolari quattro chilometri immersi nella densa nebbia che sale dalle pianure, il secondo giorno è un’odissea nel fango. Oltre venti chilometri nella più fitta foresta che abbia mai visto. Il sentiero è in costante discesa e a tratti ho la sensazione di stare scendendo in un altro mondo, nelle viscere della terra. È tutto incredibilmente buio. Di tanto in tanto guardo l’ago della bussola per cercare più o meno di capire se sto andando nella direzione giusta. È impossibile avere un punto di riferimento. Tutto è così magicamente uguale a se stesso che sembra di restare fermi anche quando si cammina. Solo il difficoltoso superamento di enormi pozzanghere spezza l’ipnotica ripetitività del sentiero.

Un’echidna, mammifero diffuso in Australia e Tasmania che s’incontra spesso lungo il cammino dell’Overland Track. © KarenHBlack/Shutterstock.com
D’un tratto la discesa termina e si risale ostinatamente finché la foresta si dirada e in breve si scorge la sagoma del Pelion Hut, il rifugio dove passerò la notte. Ancora una volta arrivo poco prima di un acquazzone. Sistemo le mie cose all’interno del rifugio e poi esco su una specie di ampio balcone dal quale mi godo il sereno cadere della pioggia. In meno di un’ora smette di piovere. Le nuvole si diradano lasciando spazio a magnifici raggi di sole che illuminano il Mt Oakleigh davanti a me. Tutti i camminatori escono per godersi lo spettacolo. C’è chi corre frenetico a prendere la macchina fotografica, chi chiama l’amico rimasto dall’altra parte dell’edificio a massaggiarsi i piedi doloranti, chi si accalca sulla balaustra per avere un posto in prima fila e chi, come me, se ne sta semplicemente seduto con le mani in tasca, un po’ commosso, ad osservare uno spettacolo della Natura che da solo ripaga di tutti gli sforzi fatti finora.
Continua…
SEMPRE INFORMATI!
Per rimanere aggiornato su tutte le news sulla Natura, selezionate dalla nostra redazione, iscriviti alla newsletter di rivistanatura.com
Basta inserire l’indirizzo e-mail nell’apposito modulo qui sotto, accettare la Privacy Policy e cliccare sul bottone “Iscriviti”. Riceverai così sulla tua mail, due volte alla settimana, le migliori notizie di Natura! È gratis e ti puoi disiscrivere in qualsiasi momento, senza impegno
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





