Accade spesso di svegliarsi una mattina e sentire che la propria vita non abbia preso la direzione giusta e ancora più frequentemente succede di non sentirci in pace con noi stessi, con gli altri o con il sistema in cui si vive. Capita anche di sentire di non ricevere un giusto compenso per i propri impegni e non potere in questo modo dar spazio ai propri progetti o desideri.
Eppure, basta davvero poco per raccogliersi un attimo e comprendere profondamente che abbiamo tutto ciò di cui c’è realmente bisogno e soprattutto, a pensarci bene, sappiamo trovare delle soluzioni ad alcune esigenze che non sono esteriori od estetiche, ma interiori.
La Natura non manca di offrire il suo aiuto e come sempre i suoi benefici sono illimitati e anche sorprendenti; a volte è sufficiente piantare del bambù…
Piantando bambù
Il buon intento di servir lo Stato
Non ebbe il suo compenso;
Ora davanti alla mia porta chiusa
Erbe d’autunno crescono.
Che posso fare per ridar la pace
A questo cuore rustico?
Ho piantato le canne di bambù:
Più di cento germogli.
Quando le vedo così belle crescere
In riva al fiumicello,
Un’altra volta ancor mi par di vivere
In mezzo alle montagne.
Spesso nei giorni delle ferie pubbliche
Cammino intorno al piccolo recinto
Finché cala la notte.
Non mi venite a dire
Che le radici sono ancora deboli!
Non mi venite a dire
Che ancora è poca l’ombra che diffondono!
Ogni giorno che passa
Io m’accorgo che in casa ed in giardino
Già si rinfresca l’aria.
Ma più di tutto mi piace di stendermi
Vicino alla finestra
E udir sonare nelle loro frasche
Il vento dell’autunno.
Po Chu-i
Il poeta cinese Po Chu-i ci racconta un’esperienza singolare, ma di certo non irripetibile, anzi, un’azione concreta che può diventare quotidiana.
Egli scrive in versi di come l’esperienza a servizio dello Stato non sia stata del tutto appagante secondo le previsioni e adesso che può dedicare del tempo per sé si ritrova delle erbe d’autunno davanti alla porta di casa chiusa; quindi quando esce di casa si trova soltanto quelle che noi ingiustamente e volgarmente chiameremmo erbacce. Ebbene, questa visione di incuria è naturalmente una metafora e ce lo confermano i versi successivi, nei quali il poeta si chiede: Che posso fare per ridar la pace / A questo cuore rustico?
Nella nostra vita succede di guardarci intorno e scoprire che un disordine esteriore corrisponde esattamente a un’inquietudine della nostra anima, a delle incertezze che permangono nelle nostre giornate, perciò, dopo qualche momento epifanico, abbiamo la grazia di riuscire a prendere in mano la nostra vita e cerchiamo il modo di portare la pace al nostro cuore, che, tra l’altro, rimane l’unica strada possibile per avere la pace nella comunità umana: senza una vera pace interiore non cesseranno mai i conflitti esterni. Siamo nell’era dell’ansia e dei traumi inconsci, perciò la nostra società prescrive subito sedute analitiche; ogni cosa aiuta e di certo in questa sede non mettiamo in dubbio l’utilità di alcuni interventi, ma è pur vero che in altri tempi si pensava a prevenire ed è ciò a cui porta la Natura: la scelta del nostro poeta di piantare del bambù è stata provvidenziale, poiché gli ha portato una serenità che avrebbe senz’altro potuto avere in altri modi, eppure così il risultato è ben più saldo.
Aver piantato delle piante, un centinaio di germogli scrive, gli ha cambiato la vita e gli sembra di esser tornato a vivere in montagna; deduciamo perciò che il nostro poeta viva in uno spazio piuttosto urbano. Nonostante ciò, con questo suo nuovo lavoro in collaborazione con la Natura, ha ottenuto un luogo vivo, nuovo, in cui passare diversi momenti; infatti scrive di passare intere giornate delle ferie pubbliche vicino al bambù, fino al calar della notte. Non vi sono dubbi sul fatto che in questo modo lui abbia dato una rinfrescata alla sua vita, anche in senso letterale, per questo scrive che Ogni giorno che passa / Io m’accorgo che in casa ed in giardino / Già si rinfresca l’aria.
Il testo si conclude con un climax che indica l’importanza raggiunta dal piccolo bosco di bambù: l’ombra, le radici forti e soprattutto la voce del vento d’autunno che suona nelle frasche delle piante.
Conosciamo altre storie che ci aiutano a comprendere come il contatto con la Natura possa rigenerarci e avere poi conseguenze eccellenti sul mondo che ci circonda; ma devono diventare storie quotidiane, le nostre storie. Abbiamo mai piantato un albero? O ci siamo mai presi cura di una pianta? Fosse anche in balcone o in appartamento, non importa.
Piantare un albero e prendersene cura è sinonimo di crescita, amore, speranza e tenacia.
Che queste storie possano essere un invito per tutti noi a piantare alberi e seminare nei nostri cuori per vivere in modo autentico.
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