All’inizio di agosto, la Giornata internazionale dei popoli indigeni e il vertice a Belem in Brasile fra i capi di Stato degli otto Paesi dell’Amazzonia hanno posto l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sui diritti e il ruolo delle comunità locali a salvaguardia dei polmoni verdi del Pianeta.
Il summit degli otto i Paesi della foresta Amazzonica riuniti in Brasile per individuare strategie contro la deforestazione ha nuovamente posto l’accento sul legame che unisce le foreste e le comunità native.
Purtroppo spesso minacciati nella loro stessa sopravvivenza e privati dei loro diritti, i popoli indigeni sono considerati i veri “custodi della Terra” perché da sempre contribuiscono alla conservazione e protezione degli ecosistemi forestali, grazie a saperi e conoscenze tramandati da generazioni.
Il messaggio dei popoli indigeni del Sud America è stato: “l’Amazzonia è viva e si prende cura di chi la protegge”. Le foreste sono, infatti, una parte essenziale della vita di molte comunità indigene, in Asia come in Africa e America, ma anche in Europa. Si calcola che circa 1,6 miliardi di persone nel mondo dipendano da esse per la loro sussistenza.
Tre esperienze di salvaguardia delle aree naturali
«Un rapporto del 2022 della FAO ha confermato che le foreste abitate da comunità indigene coinvolte nella governance del territorio registrano solitamente tassi di deforestazione più bassi anche del 50% rispetto ad altre aree, ospitando popolazioni animali più numerose e in migliore salute» ha commentato Giuseppe Bonanno, Direttore del Forest Stewardship Council (FSC) Italia.
La ONG ha promosso nel 2020 la FSC Indigenous Foundation (FSC-IF), un’iniziativa globale, governata da un Consiglio eletto di rappresentanti indigeni di tutto il mondo, per coinvolgere attivamente queste comunità nella gestione.
Tre esempi di esperienze – in Vietnam, Canada e Lituania – dimostrano come l’alleanza con le popolazioni indigene e i gestori forestali stia facendo la differenza nella salvaguardia delle aree naturali e nella lotta alla deforestazione e alla crisi climatica.
Vietnam
Gli abitanti dei villaggi di Chenh Venh e di Ho, nel Vietnam centrale, appartengono alla minoranza etnica Van Kieu e vivono nella foresta pluviale, della quale 1.561 ettari hanno ricevuto la certificazione di buona gestione forestale FSC: questa popolazione indigena è diventata così il primo gruppo di piccoli agricoltori del Vietnam a ottenere questo tipo di riconoscimento. Qui la coltivazione di tre specie di bambù è verificata secondo i criteri FSC per la raccolta sostenibile e la produzione. Il taglio di qualsiasi altra specie di legname è invece severamente vietato.
Diverse comunità in Vietnam stanno prendendo esempio e imparando da queste esperienze, avviandosi verso il percorso di certificazione di altre aree forestali del Paese.
Canada
Quasi 1,7 milioni di persone identificate come First Nations, Metis e Inuit vivono in oltre 600 comunità in tutto il Canada e la stragrande maggioranza dipende dalle foreste per la sicurezza alimentare, le medicine, l’acqua pulita. C’è anche una dipendenza dalle foreste per la fibra di legno, la cui domanda è in aumento in tutto il mondo e che richiede un equilibrio virtuoso tra uso e conservazione.
Nelle foreste boreali di Chapleau (Stato dell’Ontario), questo equilibrio viene raggiunto grazie alla certificazione FSC, con cui si conciliano sostenibilità economica e interessi delle comunità indigene, arrivando anche alla conservazione delle aree per scopi spirituali e culturali.
Lituania
Il Parco Regionale del Neris, a trenta minuti d’auto dalla capitale lituana Vilnius, è certificato FSC dal 2004 e offre diecimila ettari di paesaggi unici, siti storici, oltre a essere il microhabitat per specie in via di estinzione come lo scarabeo eremita. Qui, nella foresta di querce nella valle del fiume Duksta dove vivono tribù baltiche, si erge ancora la più antica e grande foresta di querce della Lituania, che fa parte della rete Natura 2000. In questo Parco il legno morto è considerato un valore da preservare: almeno il 5% dei tagli che vengono effettuati viene infatti lasciato al suolo per contribuire al mantenimento degli equilibri naturali.
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