È sempre più chiaro che i prezzi dei prodotti alimentari mondiali sono determinati dalla speculazione finanziaria e non dall’andamento del mercato reale delle materie prime, agricole e non. Il mercato dei derivati ha dimensioni decine di volte superiori a quello del mercato dei prodotti agricoli sottostanti. Questo significa che il mercato reale influisce solo in minima parte sul prezzo dei derivati, mentre questi sono in grado di destabilizzare il mercato per motivi squisitamente finanziari. È per questo motivo che si dice con una metafora non lontana dalla verità che i mercati finanziari possono affamare intere popolazioni.
In questo contesto è una buona notizia quanto riporta il nuovo Indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari, che è stato appena pubblicato e che nel mese di luglio è letteralmente crollato dell’8,6% rispetto a giugno, un dato che segna il quarto calo mensile consecutivo dopo il record assoluto toccato all’inizio dell’anno.
La contrazione dei prezzi tocca record a due cifre in particolare per i prezzi dei principali cereali e oli vegetali, proprio quelli che, al contrario, in questi mesi nel mercato reale hanno avuto più difficoltà distributive e carenza sul mercato a causa dei blocchi causati dalla guerra in Ucraina.
Maximo Torero, Economista capo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), dichiara: «Questa scia di contrazioni dei prezzi dei prodotti alimentari rispetto a valori estremamente alti è un segno positivo, soprattutto se osservato dalla prospettiva dell’accesso al cibo; permangono, tuttavia, numerose incertezze, compresi gli elevati prezzi dei fertilizzanti, che possono compromettere il futuro panorama produttivo e la sussistenza degli agricoltori, nonché i movimenti di valute, in un quadro complessivo di fosche previsioni economiche, cosa che mette a dura prova la sicurezza alimentare mondiale».

La raccolta dei frutti per l’olio di palma.
Oli vegetali
Rispetto a giugno, l’Indice FAO dei prezzi degli oli vegetali è precipitato, in luglio, del 19,2%, facendo segnare il dato più basso degli ultimi 10 mesi. In caduta libera anche le quotazioni internazionali di tutti i tipi di oli, per ragioni diverse: i prezzi dell’olio di palma, a seguito della prospettiva di ampie disponibilità per l’esportazione dall’Indonesia, quelli dell’olio di colza, in risposta alla previsione di consistenti nuove forniture e quelli dell’olio di soia, a causa del protratto ristagno della domanda. Altrettanto marcata è stata la diminuzione dei prezzi dell’olio di girasole, a fronte di una frenata della domanda di importazioni a livello globale, nonostante le incertezze logistiche nella regione del Mar Nero. Anche la riduzione dei prezzi del petrolio greggio ha concorso a spingere verso il basso il valore degli oli vegetali.
Cereali
Nel corso del mese, l’Indice FAO dei prezzi dei cereali si è contratto dell’11,5%, pur attestandosi su un valore superiore del 16,6% rispetto a luglio 2021. La traiettoria verso il basso ha interessato le quotazioni di tutti i cereali rappresentati nell’indice, a cominciare dal grano, i cui prezzi, a livello mondiale, sono crollati fino al 14,5%, in parte, in seguito all’accordo raggiunto tra Ucraina e Federazione russa per sbloccare le esportazioni dai principali porti del Mar Nero e, in parte, alla luce delle disponibilità stagionali garantite dalle raccolte in corso nell’emisfero settentrionale.
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