La nostra stella non era mai stata osservata così da vicino. Gli strumenti a bordo della sonda europea ESA Solar Orbiter hanno fotografato e analizzato gli sbuffi di plasma che si estendono a grandissima distanza dalla sua superficie.
In questo primo avvicinamento della sonda al Sole, i team che dalla Terra gestiscono i 10 strumenti della missione sono stati in grado di testarli per la prima volta in condizioni reali.
Primo tra tutti Metis, lo strumento coronografico italiano che serve per l’osservazione dello strato più esterno dell’atmosfera solare: la corona solare. Metis occulta il disco solare per produrre un’eclissi artificiale, un po’ come fa la Luna quando si frappone tra noi e la nostra stella. Il coronografo – che prende il nome dalla mitologia greca – riesce in questo modo a studiare le regioni coronali dove si accelera il vento solare, potendo effettuare osservazioni simultanee sia in luce visibile, sia ultravioletta. Il team italiano, grazie al supporto dell’ESA, ha completato con successo la campagna di test dello strumento, acquisendo immagini della corona solare da una vicinanza mai raggiunta prima.
«Le osservazioni ottenute da Metis permetteranno di studiare le strutture e la dinamica del vento e dei fenomeni transienti come le eruzioni di massa coronale» dice Marco Romoli, dell’Università di Firenze e Principal Investigator di Metis.

A sinistra, la corona solare acquisita in luce polarizzata da Metis. A destra, immagine in banda ultravioletta (UV) dovuta all’emissione dell’idrogeno neutro in corona. © ESA
Lo strumento Metis, finanziato e gestito dall’Agenzia Spaziale Italiana, è stato ideato e realizzato da un team scientifico composto da INAF, dalle Università di Firenze e di Padova e dal CNR-IFN, con la collaborazione del consorzio industriale italiano, formato da OHB Italia e Thales Alenia Space, dell’istituto MPS di Gottinga (Germania) e dell’Accademia delle Scienze di Praga.
Nessuna altra immagine del Sole è stata ripresa da una distanza così ravvicinata come quella raggiunta da Solar Orbiter. Durante il suo primo perielio, il punto in cui l’orbita ellittica della navetta spaziale è più vicino al Sole, Solar Orbiter si è avvicinato fino a 77 milioni di chilometri dalla superficie della stella, circa la metà della distanza tra il Sole e la Terra.
La navicella alla fine si avvicinerà anche di più al Sole. La sonda è ora nella sua fase di crociera, e aggiusta gradualmente la sua orbita intorno al Sole. Una volta entrata nella fase scientifica, che comincerà a fine 2021, il veicolo spaziale si avvicinerà a ben 42 milioni di chilometri dalla superficie del Sole, più vicino del pianeta Mercurio.
Gli operatori del veicolo spaziale inclineranno gradualmente l’orbita di Solar Orbiter per permettere alla sonda di ottenere la prima veduta corretta dei poli del Sole.
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