Tutti quanti, almeno una volta nella vita, abbiamo disegnato una balena oppure un delfino. Quando arriva il momento di fare la coda, il gioco si complica, per rendere al meglio l’idrodinamicità della forma un po’ a cuore dei due lobi che la compongono. Nei nostri disegni, la coda c’è sempre, è indispensabile. La storia di Codamozza ci ricorda che infatti una balena non può vivere senza.
di Giulia Campli
MeRiS – Mediterraneo Ricerca e Sviluppo APS
La coda svolge nei cetacei una funzione importantissima, quella della propulsione. Nuotare in maniera efficace è fondamentale non solo per spostarsi da un luogo ad un altro, ma anche per immergersi a grandi profondità e potersi nutrire. Nel Mediterraneo, le acque ricche di nutrienti attraggono diverse specie di cetacei nel perimetro del Pelagos, compreso tra le coste di Liguria, Toscana, Corsica e Costa Azzura: un Santuario transfrontaliero protetto da un accordo tra tre Paesi (Italia, Francia, Principato di Monaco), in vigore dal 2002. Proprio nel Santuario Pelagos gli scienziati ritengono probabile che abbia avuto fine la storia della balenottera comune (Balaenoptera physalus) chiamata Codamozza, divenuta metafora di resilienza per aver sofferto ben due mutilazioni alla pinna caudale, finendo per perdere totalmente la coda. Codamozza non è stata osservata da più di cinque anni e in un recente studio scientifico pubblicato sulla rivista Ecology and Evolution (Editore Wiley), i ricercatori ne tracciano lo storico degli avvistamenti e discutono le probabili cause delle lesioni e della scomparsa.

Rappresentazione schematica della storia di Codamozza. Il primo incidente, probabilmente una collissione con una nave, causa la perdita di un lobo della coda. L’amputazione del secondo lobo si verifica a settembre 2019, probabilmente a causa di reti da pesca abbandonate. Codamozza è avvistata a Maggio 2020 in Siria e per l’ultima volta a luglio 2020 vicino alle coste francesi del Santuario Pelagos. © MeRiS
In breve, Codamozza entra nel catalogo dei ricercatori del Santuario Pelagos nel lontano 1996 con solo metà coda. Si immerge in un modo atipico per la sua specie, mostrando anche la coda danneggiata e non solo la pinna dorsale. Il suo stato di salute viene regolarmente monitorato nell’arco degli anni, grazie al sinergico e prezioso lavoro di numerose associazioni italiane e straniere.
Il 18 di agosto del 2019 Codamozza si trova a Île du Lévant (Francia), ma soli 27 giorni (14 Settembre) dopo le foto sconvolgenti da Saint-Jean-Cap-Ferrat (Francia) ritraggono la perdita del pezzo rimanente di coda e raccontano in sintesi che l’animale ha la parte posteriore totalmente troncata. Successivamente, la balenottera lascia il Santuario Pelagos per dirigersi verso la Spagna. Nonostante tutto, nel maggio 2020 sappiamo che Codamozza ha attraversato almeno 7 000 km, raggiungendo addirittura le coste della Siria e diventando il primo individuo della sua specie visto partire dalla Liguria e arrivare nel bacino orientale. Di conseguenza, per i ricercatori non è possibile sapere se questa costituisca una rotta migratoria usuale per la specie oppure se si tratti di un unicum, data la peculiarità della condizione. Infine, Codamozza torna ad ovest, verso le coste della Calabria e della Sicilia, per risalire verso il Santuario di Pelagos.

Storia di Codamozza nel corso degli anni. Fotografie tratte dalla pubblicazione originale. A) Agosto 2005: Codamozza si immerge sollevando la coda, che riporta un solo lobo. B) Ottobre 2019: circa un mese dopo il secondo incidente, la parte posteriore risulta totalmente troncata. (C-F) Giugno 2020: un mese prima dell’ultimo avvistamento nel Santuario Pelagos, sono evidenti segni di forte cachessia e deperimento generale. © MeRiS
I ricercatori ne analizzano dolorosamente il deperimento: estremo dimagrimento, perdita dello strato di grasso cutaneo e dei muscoli dorsali, numerosi parassiti. Codamozza sembra cercare di nuotare usando le pinne pettorali, ma è vista vicino alle coste francesi totalmente immobile in superficie. L’ultima osservazione è effettuata nella baia di Tolone, nel luglio 2020. Il suo corpo non è stato ritrovato spiaggiato, è probabile che lo stato di denutrizione fosse tale da causare l’affondamento della carcassa, invece di farla trasportare a riva dalle onde, galleggiando.
Sulla base delle lesioni osservate, i ricercatori hanno ricostruito che la prima mutilazione sia probabilmente dovuta all’impatto con una nave, mentre un’amputazione conseguente all’intreccio di reti da pesca figura tra le ipotesi più plausibili del secondo incidente.
Le vicende di Codamozza hanno notevolmente catturato l’attenzione mediatica, arrivando anche a coinvolgere il Ministero dell’Ambiente italiano. Questo non è però un episodio isolato, infatti i ricercatori hanno documentato quasi 100 casi di amputazioni caudali parziali o totali, sia letali che non, grazie a dati raccolti nel mondo partire dal 1970. Le principali minacce per i grandi cetacei coincidono, infatti, con le probabili cause degli incidenti accaduti a Codamozza: impigliamento con ammassi di reti e strumenti da pesca e collisioni con imbarcazioni. Nelle zone dove il traffico navale non può essere sospeso o nettamente diminuito, è stato dimostrato che il rallentamento della velocità costituisca attualmente la misura più efficace. Di conseguenza, la volontà sociale verso soluzioni di trasporto più sostenibili a scapito dell’essere più lente, rappresenta un fattore importante per richiedere al legislatore lo sviluppo di nuove normative.
La protezione di una specie è un effetto ad imbuto che parte da quella dell’individuo, per poi passare a quella di una popolazione di individui. L’epilogo di Codamozza rende chiaro che la resilienza di una specie, seppure una tra le più grandi al mondo, non riesce comunque a bilanciare l’intensità di un disturbo antropico persistente.
Referenza
Jahoda, M., Zanardelli, M., Dhermain, F., Alessi, J., Armonio, F., Ballardini, M., Barcelo, A., Calogero, G., Fontanesi, E., Frantzis, A., Menniti, M.A., Monaco, C., Obadia, C., Pellegrino, G., Raffa, A., et al. (2025) “Codamozza-Fluker: The Compelling Case of a Flukeless Fin Whale Traveling Throughout the Mediterranean Sea and the Need for Basin-Wide Conservation Efforts”. Ecology and Evolution 15, e71313.
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