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Uomo e pianeta
Ambiente
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Una “rete” per salvare gli squali

Una “rete” per salvare gli squali

Redazione Redazione 23 Feb 2017

Che cosa pensiamo degli squali?
Gli squali ci incutono prima di tutto paura, a causa della loro fama di feroci predatori, costituendo un pericolo anche per l’uomo. Ma in molti suscitano anche fascino e non pochi subacquei cercano mete dove osservarli. Nella realtà, molte specie di squali sono oggi minacciate di estinzione, essendo molto vulnerabili alla pesca.
Capire la percezione della gente nei confronti degli squali è un primo passo verso la loro conservazione. L’opinione del pubblico può infatti supportare la conservazione di questi animali, così come ha fatto con specie carismatiche quali per esempio i delfini.

Un questionario mondiale

Per capire cosa pensiamo degli squali, un gruppo di lavoro internazionale che comprende in Italia l’Università di Padova e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste, ha sviluppato all’interno del Progetto Ocean Past Platform un questionario compilabile in modo anonimo online. Il questionario è rivolto a tutti, dai 10 anni in poi, e, tradotto in 19 lingue, ha una diffusione mondiale. Il questionario comprende oltre alle domande strutturate, secondo metodi standardizzati, per valutare l’attitudine del partecipante nei confronti degli squali, anche alcune domande che permetteranno di mettere le risposte in relazione alle caratteristiche del partecipante (età, frequentazione dell’ambiente marino, ecc.) e alle sue conoscenze del mondo degli squali. Grazie all’aiuto di molte organizzazioni, il questionario ha raccolto più di 8000 risposte da 104 nazioni diverse in quattro mesi. Ma la raccolta prosegue, per permettere di avere una visione globale, includendo diverse aree geografiche, fasce di età e culture.

map20170128

La mappa mostra il numero di risposte sinore ottenute

 

A lungo termine, il progetto mira a fornire le basi per lo sviluppo di campagne mirate alla sensibilizzazione ed educazione del grande pubblico rispetto alla conservazione dell’ambiente marino e, nello specifico, degli squali. I risultati ottenuti, infatti, evidenziando qual è l’attuale attitudine della gente verso questi animali, riveleranno in quali aree geografiche o nei confronti di quali fasce di età sia necessario sviluppare progetti di educazione ambientale per supportare lo sviluppo di strategie gestionali efficaci.

Secoli di pregiudizi verso gli squali

La paura degli squali ha un nome preciso: selacofobia.
Le sue radici sono profonde, affondano nella notte dei tempi e nemmeno la crescente sensibilità sviluppatasi negli ultimi decenni nei confronti della biodiversità sembra capace di scalfirla.
Siamo cresciuti con libri, film, videogiochi e cartoons che hanno alimentato un terrore atavico e compromesso profondamente reputazione di questi animali, non giovando certo alla loro salvaguardia.
Pensiamo a come Collodi descrive il pesce-cane che inghiotte Pinocchio: «…la bocca spalancata, come una voragine, e tre filari di zanne che avrebbero fatto paura anche a vederle dipinte», o a gli squali di Hemingway che ne “Il vecchio e il mare” divorano il gigantesco marlin di Santiago. Poi, dopo i libri per ragazzi, a terrorizzare intere generazioni ci hanno pensato le pellicole di Spielberg che con “Jaws” (“Lo squalo” nella versione italiana) hanno fatto perdere a molti il piacere di una nuotata.

Carlotta Mazzoldi

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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  • mare
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