Il mondo è oggi alla frenetica ricerca di energia rinnovabile e gli oceani potrebbero diventare una delle fonti più efficaci, trasformando il problema del riscaldamento dei mari in una possibile soluzione.
Il potenziale energetico degli oceani è, infatti, in continuo aumento a causa del riscaldamento del clima e gli scienziati stanno cercando di sviluppare delle tecnologie pratiche ed applicabili per convertire questo calore in eccesso accumulato nelle acque in energia elettrica.
Si potrebbe, così, al contempo ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.
I vantaggi dell’energia mareomotrice sono molto simili a quelli delle energie rinnovabili. Non producono rifiuti e non causano grandi impatti ambientali.
L’energia elettrica si può estrarre in particolare dalla forza delle onde, delle maree e delle correnti; oppure sfruttando le differenze di salinità e di temperatura tra la superficie e il fondo marino.
Un’idea ottocentesca
Nel 1881, l’inventore francese Jacques Arsène d’Arsonval progettò una turbina a vapore che gira grazie alla spinta causata dal movimento dell’acqua fredda che sale verso la superficie più calda. Un suo studente, Georges Claude, realizzò anche un modello funzionante (OTEC-1) a Cuba nel 1930. Ora il primo prototipo di turbina per produrre energia su grande scala, realizzato seguendo la sua intuizione, ha iniziato a essere costruito in un cantiere navale di Gran Canaria.
Un consorzio di aziende europee chiamato PLOTEC ha, infatti, visto l’opportunità di testare questa tecnologia nelle Isole Canarie. Il prototipo di generatore elettrico si chiama OTEC (Ocean Thermal Energy Conversion) ed è una piattaforma galleggiante che trasforma l’acqua calda del mare in elettricità attraverso una turbina a vapore.
L’OTEC è una chiatta cilindrica con diverse pompe, una coppia di scambiatori di calore e una turbina. Dalla zona inferiore escono due coppie di tubi, uno per l’acqua calda dalla superficie e uno per l’acqua fredda dal fondo marino.
Un processo intuitivo
L’impianto di energia mareomotrice aspira l’acqua calda dalla superficie del mare, riscaldata dai raggi solari. Quest’acqua calda (circa 26 °C) viene utilizzata per far evaporare un fluido con un basso punto di ebollizione. Il vapore generato fa girare una turbina collegata a un generatore per produrre elettricità.
La chiatta preleva anche acqua fredda dalle profondità marine con un tubo che si estende fino a 1 km. L’acqua fredda ha una temperatura di circa 4 gradi e viene utilizzata per raffreddare il vapore, trasformandolo nuovamente in un liquido che può essere riutilizzato.
Questo sistema funziona in modo continuo e l’energia prodotta viene trasmessa alla rete elettrica attraverso un cavo sottomarino.
Il primo test sarà effettuato con un prototipo in scala 1:5.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com


