La grande diffusione dei satelliti in miniatura (SmallSats) ha reso lo spazio sempre più accessibile a Paesi, governi locali e piccole aziende, che li utilizzano con svariate funzioni: dal controllo del traffico terrestre, marittimo e aereo al monitoraggio di eventi catastrofici, fino alle indagini sulle attività criminali.
Tale proliferazione è andata però di pari passo con una crescente preoccupazione per l’accumulo di detriti spaziali, che non solo ha portato all’introduzione di rigorose normative di dismissione e smaltimento dei satelliti a fine vita, ma anche alla consapevolezza della necessità di soluzioni avanzate di propulsione, in grado di coniugare performance e sostenibilità.
Il progetto di ricerca BOOST, coordinato dall’Università di Bologna, punta a risolvere questi problemi, introducendo la possibilità di ricaricare le batterie e di effettuare rifornimenti in orbita grazie a cartucce di iodio, ricaricabili e sostituibili.
Lo iodio, infatti, a differenza dello xeno – gas estremamente costoso e con disponibilità limitata, il cui utilizzo richiede serbatoi pressurizzati –, può essere immagazzinato allo stato solido, caratteristica che ne favorisce l’impiego nei piccoli satelliti, e pur offrendo prestazioni propulsive paragonabili a quelle dello xeno, è molto più economico.
Il progetto BOOST, che coinvolge diverse realtà europee di eccellenza attive nell’ambito della propulsione – Università di Padova, Università di Stoccarda (Germania), Centro di Ricerca ICARE del CNRS (Francia), aziende T4i e Tyvak International (Italia), Astos Solutions (Germania) –, punta inoltre a sviluppare tecnologie capaci di adattarsi a diversi sistemi di propulsione elettrica e a sviluppare un sistema di stoccaggio intelligente del propellente.
Innovazioni destinate ad aprire la strada all’estensione della vita dei satelliti in orbita.
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