Oltre alla questione paesaggistica, la collisione di uccelli con le pale rotanti è uno dei principali impatti negativi dei parchi eolici sull’ambiente. Gli incidenti avvengono soprattuto con i rapaci. In Norvegia, circa 6-9 aquile dalla coda bianca vengono uccise ogni anno all’interno della centrale eolica di Smøla. Il parco eolico di Smola si trova sulla costa occidentale della Norvegia ed è composto da 68 turbine su 18 chilometri quadrati, il che lo rende una delle più grandi strutture onshore della Norvegia.
Finora, l’unico tentativo di proteggere gli uccelli è stato fatto utilizzando dissuasori per spaventare gli uccelli e tenerli lontani dalle turbine eoliche, ma con risultati scarsi e con problemi sia di costi d’installazione, sia di manutenzione.
Ora, i ricercatori dell’Istituto norvegese per la ricerca sulla natura di Trondheim hanno scoperto che dipingere di nero una delle pale delle turbine eoliche potrebbe ridurre le uccisioni degli uccelli fino al 70%. L’aspettativa è che questo stratagemma riduca l’effetto ottico di “sfocatura da movimento”, rendendo le pale più visibili agli uccelli. L’dea non è nuova, ma si basa su ricerche di laboratorio effettuate negli Stati Uniti già vent’anni fa. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Ecology and Evolution.
I dati finora raccolti sono incoraggianti, ma sono necessari ulteriori test in diversi parchi eolici, con diversa avifauna, per rendere i risultati più solidi, perché la sua efficacia potrebbe essere specifica per il sito e per la specie.
Non sia un alibi per liberalizzare i parchi eolici
La Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) ha accolto con favore la ricerca, ma ha detto che la priorità rimane quella di evitare di collocare i parchi eolici dove c’era un rischio per la fauna selvatica, come gli uccelli. Gli stratagemmi per mitigare le uccisioni non devono, infatti, diventare un alibi per poter impiantare parchi eolici ovunque.
«Le turbine eoliche sono la tecnologia giusta quando si trovano i posti giusti per impiantarle. Studi come questo ci aiutano a capire quali strumenti di mitigazione dei danni possono essere utilizzati, ma solo dopo aver identificato i luoghi adatti per i parchi eolici» ha detto Martin Harper, direttore RSPB per la tutela delle specie.
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