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stai leggendo “I ragazzi di Via Archirafi”: la scoperta del tecneto a Palermo
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Scienza
la storia della scoperta

“I ragazzi di Via Archirafi”: la scoperta del tecneto a Palermo

“I ragazzi di Via Archirafi”: la scoperta del tecneto a Palermo
Emilio Segrè

Andrea Di Piazza Andrea Di Piazza 3 Mar 2019

All’inizio degli anni Trenta il filo della fisica teneva unite Via Panisperna a Roma e Via Archirafi a Palermo. Poco dopo le scoperte che portarono alla realizzazione del primo reattore nucleare sperimentale, ad opera del gruppo di fisici romani tra cui vi erano Enrico Fermi, Franco Rasetti, Oscar D’Agostino ed Edoardo Amaldi, proprio uno di loro, Emilio Segrè, vinse la cattedra di Fisica Sperimentale all’Università del capoluogo siciliano. Qui, nel 1937, grazie alla collaborazione con Carlo Perrier, eccellente mineralogista, e con Francesco Ferla ed Angelo Bellanca, il team scoprì il 43esimo elemento della tavola periodica: il Tecneto (o Tecnezio). La storia di questa affascinante scoperta è stata raccontata dall’Associazione Geode con un accattivante video pubblicato in concomitanza con l’intitolazione a Segrè del Dipartimento di Fisica e Chimica dell’Università di Palermo.

 

Palermo capitale del Tecneto

La posizione del tecneto sulla tavola periodica degli elementi

Poco dopo il suo insediamento a Palermo, Emilio Segrè volò in viaggio di nozze negli Stati Uniti, dove ebbe modo di visitare il Radiation Laboratory dell’Università di Berkeley nonché di conoscere il fisico Ernest Orlando Lawrence, l’inventore del ciclotrone. Come confermato da alcune lettere custodite dal Prof. Paolo Ferla e mostrate nel video dell’Associazione Geode, l’incontro permise al fisico italiano di riportare presso i laboratori di Palermo alcuni frammenti bombardati con nuclei di deuterio nell’acceleratore di particelle americano. Tra questi, in un pezzetto di deflettore elettrostatico in molibdeno, i ricercatori riuscirono ad isolare una nuova sostanza. Era proprio il tecneto, l’elemento n. 43, un metallo di transizione, radioattivo, dall’aspetto grigio argenteo, la cui scoperta colmò finalmente il vuoto presente in quella posizione nella Tavola periodica degli elementi. Il tecneto è stato il primo elemento chimico ad essere prodotto artificialmente (il nome deriva dal greco tecnetóV che significa appunto “artificiale”) e per lungo tempo si è pensato non esistesse in natura. In realtà, trattandosi di un prodotto della fissione spontanea dell’uranio, è possibile trovarlo in piccolissime quantità nei minerali ricchi in quest’ultimo elemento, mentre sembra essere presente nel cosmo, in particolare in alcune stelle giganti rosse. La scoperta del tecneto, con tutte le sue implicazioni, accese per breve tempo i riflettori sul panorama scientifico palermitano; una parentesi, purtroppo, estremamente breve a causa dell’imminente dilagare del nazi-fascismo. Le leggi razziali spinsero infatti Emilio Segrè ad abbandonare la Sicilia alla volta dell’America, dove poté continuare le sue straordinarie ricerche che lo portarono, nel 1957, a vincere il Premio Nobel per la Fisica.

 

Un nuovo elemento a servizio della tecnologia

Pur non godendo della stessa fama di altri elementi chimici, il tecneto ha trovato applicazioni fondamentali per lo sviluppo tecnologico di alcuni settori. Basta pensare per esempio alla medicina diagnostica: circa il 90% dei nuclidi impiegati nelle normali procedure di medicina nucleare, si basa sull’utilizzo di un radioisotopo di questo elemento, il 99mTc, caratterizzato da un tempo di dimezzamento estremamente breve (circa 6 ore) e dunque in grado di essere eliminato rapidamente dall’organismo ed eventualmente di scongiurare una contaminazione dell’ambiente. Il tecneto è inoltre un potente antiruggine, una piccola quantità in acqua di anione pertecnetato è in grado di proteggere l’acciaio dalla corrosione anche per decenni. Viene impiegato infine anche come catalizzatore per le reazioni chimiche, tuttavia la sua radioattività ne limita leggermente eventuali altri impieghi.

 

Via Archirafi: la via dei Musei della Scienza

Stretta tra recenti costruzioni ed il giallo ocra degli edifici liberty del Basile, da cui filtrano come in una giungla esotica le propaggini meridionali del meraviglioso Orto Botanico di Palermo, Via Archirafi è ancora oggi il cuore pulsante delle discipline scientifiche dell’ateneo palermitano. Tra gli ariosi corridoi degli edifici universitari trovano spazio dei veri e propri gioielli museali, tra questi il Museo Zoologico P. Doderlein, la Collezione Storica degli Strumenti di Fisica, il Museo della Chimica e, last but not least, il bellissimo Museo di Mineralogia gestito proprio dall’Associazione Geode. «Tra i musei di fisica e mineralogia sono custoditi ed esposti gli strumenti dell’epoca che Segrè e Perrier utilizzarono per la scoperta del tecneto – spiega a La Rivista della Natura il Dott. Sergio Calabrese, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo e coordinatore dell’Associazione – i documenti originali, tra cui per esempio la corrispondenza di Segrè, sono invece proprietà privata ma consultabili su richiesta». La storia della scoperta del tecneto è solo una delle innumerevoli sorprese contenute in questi piccoli gioielli museali del capoluogo siciliano e l’impegno dell’Associazione Geode per la divulgazione di altre storie interessanti non finisce qui: «Il video sul tecneto è soltanto il primo di una collana che vorremmo realizzare, dedicata alle scoperte e alle ricerche nate e sviluppate nei dipartimenti scientifici dell’Ateneo – conclude il Dott. Calabrese – i prossimi video saranno disponibili a breve sul nostro canale YouTube».

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