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in sicilia

Palermo, capitale italiana del riciclo artigianale

Una città dove, come nel più classico dei contrasti siciliani, batte un cuore “green”

Palermo, capitale italiana del riciclo artigianale

Andrea Di Piazza Andrea Di Piazza 17 Apr 2018

Ormai da diverso tempo la città di Palermo vive una situazione difficile per quanto riguardo il sistema di gestione dei rifiuti. Il Comune del capoluogo siciliano e la RAP, azienda di raccolta e igiene ambientale, con notevoli sforzi stanno cercando di aumentare la percentuale di raccolta differenziata (ancora sotto il 20%), combattendo contro lo scarso senso civico di molti cittadini e l’eredità di una pessima gestione del servizio da parte delle amministrazioni passate. Una città dunque lontana dagli standard europei dove però, come nel più classico dei contrasti siciliani, batte un cuore “green”.

Il riciclo parte dal centro storico

Nel dedalo di viuzze del centro storico esiste infatti un mosaico composto da piccoli negozi e laboratori artigianali che promuovono il riuso ed il riciclo di oggetti e materiali.
Una città nella città, questa volta molto più vicina ad altri contesti virtuosi del nostro Paese, dove le politiche del riciclo, del riutilizzo e della prevenzione suggerite dalla direttiva europea 2008/98 trovano spontanea applicazione. Legno, vele, cestelli per lavatrice, caffettiere, pneumatici, vinili, polistirolo, plastica: dalle mani di questi artigiani del riciclo tutto torna a nuova vita. Materiali ed oggetti sono spesso merce di scambio tra i laboratori, mentre in molti casi sono i cittadini stessi a rifornire le botteghe. È il caso di Moon It’s (che foneticamente ricorda la parola “munnizza” = immondizia in siciliano), laboratorio in Via Alloro gestito da Fabrizio D’Ancona e William Giocoso, dove i contenitori per uova e vecchi vasi di terracotta portati dai clienti si fanno lampade, mentre le candele usate vengono sciolte per crearne di nuove. A breve distanza l’Officina dei Giusti di Gwena Cipolla recupera tessuti in cuoio e jeans usati per abbellire lavorazioni in ceramica, ma il vero pezzo forte del laboratorio è “la lampadrice”: una lampada realizzata con i cestelli delle lavatrici. In Piazza Aragona, piccolo vero e proprio “green district”, si trova la Piccola Fabbrica di Ilaria Sposito, un laboratorio dove le vele di optimist, laser e barche d’altura, diventano astucci, borse, sedute e marsupi colorati; stessa sorte per i ritagli in pvc. «Le vele dismesse arrivano dalla Toscana e dalla Liguria- spiega Ilaria -. La maggior parte sono regalate; per le velerie infatti i costi di smaltimento del materiale inutilizzabile sono molto alti». Dalle barche alle automibili, basta andare dai dirimpettai del laboratorio Ciatu di Elena Gambino e Fabrizio Lisciandrello per vedere tornare a nuova vita pneumatici, camere d’aria e cinture di sicurezza sotto forma di zaini, gioielli e marsupi.

La sinergia dei lab creativi

Un orgasmo di creatività che coinvolge anche il laboratorio Azyzo di Giada Giametta e Giovanni Casu, dove le confezioni dei formaggini si trasformano in incredibili scatole portaoggetti, le cialde del caffè in originali ciondoli, mentre la pallina del deodorante roll-on (si, avete capito bene) diventa un comodo portachiavi. C’è poi chi ha lavorato anche sul concetto di prevenzione del rifiuto, fattore che sta molto a cuore alla Comunità Europea: presso il Clab Arte i pennelli di Maria Diliberto trasformano tagli, strappi e macchie di borse rovinate in splendide opere pittoriche. A breve distanza da Piazza Pretoria, Basura (che in spagnolo significa “immondizia”) di Valeria Leonardi è il luogo dove strappare gli oggetti alla via certa dello smaltimento: vecchie caffettiere bruciate, lampade, RAEE e dischi, rinascono dopo un meticoloso restauro o una originale trasformazione. C’è poi chi sta lavorando per creare a Palermo un vero e proprio punto di riferimento del riuso: è il caso di Madlab, di Antonella Cataldo. B&b e laboratorio creativo, a Madlab tutto è riutilizzato o riciclato, persino gli arredi. I turisti dunque possono così dormire tra abat-jour create con vecchie tastiere di pc e portapenne realizzati con i floppy disc. Ma non solo: la presenza del laboratorio permette anche dei piccoli momenti di mini-workshop del riuso.  «Chiediamo al visitatore di venire con una vecchia camicia –  spiega Antonella Cataldo -. Se è estate, per esempio, questa può facilmente diventare una borsa da mare pronta all’uso ed è il turista stesso a lavorare i material».
E i residui di lavorazione? I laboratori riescono a minimizzare o persino azzerare gli scarti di produzione mettendo in moto un vero e proprio scambio di sfridi e scarti; così piccoli pezzi di cuoio diventano intarsi per qualcuno o pezzi di legno e polistirolo espositori per qualcun altro. Tutti i laboratori appartengono alla rete Alab, l’Associazione Liberi Artisti ed Artigiani di Palermo, un gruppo di persone che senza clamori sta promuovendo l’arte e l’artigianato, riqualificando il centro storico del capoluogo siciliano secondo i più alti standard di sostenibilità.

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  • riciclo
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