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stai leggendo Scoperta la faglia responsabile del sisma del 1743
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Scienza
TERREMOTO IN PUGLIA

Scoperta la faglia responsabile del sisma del 1743

Scoperta la faglia responsabile del sisma del 1743
Santa Maria di Leuca. © Mentnafunangann/ CC BY-SA 4.0

Redazione Redazione 28 Giu 2020

Nel 1743 l’ultima grande pestilenza in Italia fece 29mila morti a Messina. Quello stesso anno, il 20 febbraio, il terremoto di Nardò, con epicentro nel mar Ionio settentrionale, a circa 50 chilometri dalle coste del Salento, causò molta distruzione e circa 190 morti, oltre a un probabile tsunami che interessò il porto di Brindisi.

La scossa fu percepita in un’area molto vasta, dal Peloponneso a Malta, dal meridione d’Italia fino fino a Trento, Venezia e Milano.

Ora è stato scoperto il sistema di faglie sui fondali al largo di Santa Maria di Leuca, in Puglia, che fu probabilmente la causa all’origine del violento terremoto. Esteso per almeno 100 chilometri, è ancora attivo. Lungo queste si sono generati due ampi bacini sedimentari, identificati grazie a una ricerca condotta da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) nell’ambito del progetto FASTMIT. La scoperta è stata possibile grazie una serie di campagne geofisiche eseguite con la nave OGS Explora ed è stata pubblicata sulla rivista Tectonics.

Schema geologico tridimensionale del SAFS. Nel pannello A sono indicate le
direzioni di convergenza dell’arco Calabro e delle Ellenidi rispetto al blocco Apulo (frecce
in grigio). Nel pannello B è mostrata una visione in mappa delle strutture individuate
grazie alla batimetria ad alta risoluzione. © Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale

Il sistema di faglie è stato denominato South Apulia Fault System (SAFS). Lo studio ha dimostrato che il SAFS ha iniziato la sua attività tettonica tra 1,3 e 1,8 milioni di anni fa, durante il Pleistocene inferiore, e che è tutt’ora attivo, come evidenziato dalla presenza di dislocazioni che interessano i sedimenti più recenti e il fondo mare. I tassi di movimento del SAFS sono nell’ordine di 0,2-0,4 mm/anno per quanto riguarda la sua componente estensionale, ma è stato possibile ipotizzare anche la presenza di una componente non trascurabile di movimento orizzontale.

L’area in cui si trova il SAFS in Puglia è una porzione sommersa del cosiddetto “avampaese” (cioè, una regione adiacente a una catena montuosa) della “placca Adriatica”, un’area di crosta continentale considerata stabile rispetto alle due aree di catena poste ad ovest (la catena appenninica) e ad est (la catena ellenica).

Le aree di avampaese sono tipicamente soggette a terremoti meno frequenti rispetto alle aree lungo i margini di placca e alle aree di catena, tuttavia non sono esenti da eventi di magnitudo anche significativa.

 

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