Il punto di vista “in prima persona” per comprendere l’altra faccia della coesistenza, per capire come “ragiona” un lupo, quali sono i suoi codici interpretativi della realtà: al MUSE di Trento la mostra “Nella mente del lupo” vi condurrà in un’esperienza immersiva per vivere la sua giornata di incontri e scontri, nuove scoperte e prove.
La mostra è realizzata all’interno del progetto LIFE WolfAlps EU, di cui il MUSE è partner e coordinatore della comunicazione, e si muove nel segno della complessa e nuova coesistenza fra persone e lupi sulle Alpi.
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Per condurci nel tema della Mostra, abbiamo chiesto di parlarci del punto di vista della Mostra a Carlo Maiolini, co-curatore e comunicatore scientifico presso il MUSE.
Rivistanatura.com – Lei è la persona che ha curato di più gli aspetti pratici di costruzione della Mostra, ce la descriva.
Carlo Maiolini – Il format che proponiamo è abbastanza nuovo per le Scienze naturali, ed è un’esperienza immersiva. L’idea nasce dalla constatazione del successo in Europa, soprattutto in Francia, registrato da questo tipo di mostre che già da qualche hanno stanno avendo un grande riscontro di pubblico in campo artistico. “Van Gogh Exhibit”, “Immersive Klimt”, ambienti videoproiettati dove più che al cospetto dell’opera d’arte originale ci si trova con un’esperienza di immersione nell’immaginario visuale e sonoro legato a un’artista.
RdN – Mi aspetto di entrare in una stanza e di incontrare un lupo?
C.M. – No! Di essere il lupo. Da qui il titolo “Nella mente del lupo”. Il visitatore entra nella stanza ed entra nella mente del lupo. La stanza ha la forma di una testa di lupo, quindi anche letteralmente si entra in questa testa enorme e tutto intorno a noi vedremo quello che vede il lupo in una giornata tipo. La stanza si accende di una foresta alpina e basterà un battito di ciglia per capire che siamo noi il lupo e che stiamo guardando il mondo dal suo punto di vista.
Si inizia sdraiati, ci siamo appena svegliati, è l’alba in una prateria alpina. Ci si alza, ma non ci si alza ad altezza d’uomo, ma ci si solleva a 130 cm da suolo, quindi a un’altezza di lupo. Si comincia a esplorare il prato e il bosco con questa soggettiva, e si vive un’esperienza interessante.
Lavoriamo tanto anche con l’audio, quindi i suoni delle Alpi sono amplificati, c’è un ambiente sonoro tridimensionale, quindi si sentirà la fauna ma anche i disturbi antropici. Le motoseghe, le macchine… Ciononostante percorreremo i vari ambienti alpini, compreso anche quando calerà la sera e attraverseremo un paese. Si pensa al lupo sempre in un ambiente boschivo, ma in realtà come ci ha insegnato anche Luigi Boitani – quando hanno salvato quel piccolo gruppo di lupi in Italia centrale negli anni ’70, che fondamentalmente erano sopravvissuti vivendo presso delle discariche di Roma – il lupo è un animale opportunista, molto intelligente e va dove trova il cibo.
RdN – In pratica arriva la sera, “io lupo” vivo nel bosco, ma mi voglio avvicinare all’uomo per trovare il cibo.
C.M. – Esatto. È curioso, attraverserà il paese, gli faremo incontrare per esempio uno dei messaggi del progetto per limitare i conflitti uomo/lupo che insegna, per esempio, a non lasciare la spazzatura in giro, ma prevedere una serie di misure che sono approfondite ed esplicitate nei pannelli che s’incontrano quando si esce dalla mostra.
Incontrerà un sacchetto di immondizia e lo mangerà. Questo mi permette di raccontare anche un elemento del format che saranno dei momenti in cui abbiamo fatto uso di un sound design specifico, proprio per veicolare le emozioni del lupo. È chiaro che per un essere umano un sacchetto di immondizia può essere neutro o anche respingente, mentre per il lupo che deve arrivare a sera ingerendo le calorie necessarie è un’emozione e questo non potevamo veicolarlo con le sole immagini, quindi lo abbiamo accompagnato con il suono. La stessa cosa quando nel bosco incontrerà un uomo, e lo spierà come spesso fanno; noi non vediamo loro, ma loro molto spesso vedono noi. E ci sarà un momento di tensione cinematografica perché, appunto, non sappiamo quello che succederà. Succede quello che succede sempre, cioè che il lupo è curioso, ci guarda, ma poi se ne va.
RdN – Ci sono punti critici legati alla convivenza uomo, animali domestici e il lupo?
C.M. – Certo. In un altro dei passaggi si avvicina a un gruppo di asini, un esempio di animali domestici che il lupo preda se ne ha la possibilità, che è un motivo di grande conflitto tra il lupo e le attività umane. Ma in questo caso non ci riesce, perché nella parte del lupo ci prenderemo un grande spavento perché cercheremo di avvicinarci agli asini, ma dei fili di colore blu ci daranno una scossa – anche qui aiutati dalla musica elettronica – e verremo catapultati via da questi asini e correremo via un po’ indolenziti. La prevenzione è un fattore chiave per evitare conflitti.
RdN – Dove si arriva, come si chiude la storia?
C.M. – La storia è quella di un lupo in dispersione. Chiaramente in una produzione come questa, uno degli elementi più difficili sarebbe stato di avere a schermo un vero lupo, e quindi abbiamo deciso di narrare la storia di un lupo in dispersione. Nel ciclo biologico dei lupi, che di solito vivono in branco, c’è un momento molto particolare tra l’anno e l’anno e mezzo di età, circa quando sono adolescenti, in cui possono scegliere di allontanarsi dal branco, che di fatto è una famiglia, per cercare un territorio nuovo da colonizzare e incontrare un altro lupo/lupa in dispersione – perché è un fenomeno che interessa sia maschi, sia femmine – e di formare il proprio branco.
Unendosi diventeranno la coppia dominante del nuovo branco, faranno i loro cuccioli e occuperanno un nuovo territorio. Questo momento del lupo in dispersione, del lupo solitario che lascia il branco natio per avventurarsi in luoghi sconosciuti, è estremamente delicato e importante per la specie. Uno, perché si espone ai più vari rischi. Siccome è un animale che caccia in branco, per lui è più difficile cacciare; la tentazione di cacciare un animale domestico che è più facile da catturare rispetto a un selvatico è forte; anche di avvicinarsi a strutture antropiche.
Oltre a questo aspetto, il fenomeno della dispersione è critico per la storia che vogliamo raccontare, ovvero il ritorno del lupo sulle Alpi. C’è questa leggenda metropolitana che il lupo sia stato reintrodotto nelle Alpi dall’uomo. A differenza dell’orso in Trentino, che è stato oggetto di un progetto di reintroduzione, il lupo sulle Alpi è arrivato con i propri mezzi, proprio in seguito al fenomeno della dispersione. E quindi, cercando territori nuovi da conquistare, il lupo ha risalito l’Appennino dal nucleo originale del centro Italia; negli anni ’90 è arrivato sulle Alpi occidentali – Liguria, Piemonte – e a lungo è rimasto confinato in quell’area. Poi nel 2012 c’è stato questo fenomeno molto importante per cui un lupo maschio sloveno ha incontrato un lupo italiano, che probabilmente veniva dalle Alpi occidentali. Attorno a Verona, questa coppia famosa, Sclavc e Giulietta, da lì ha colonizzato il territorio dove ci troviamo. Questo per dire che la mostra racconta un fenomeno molto importante per quello che vogliamo raccontare, il ritorno del lupo.
Tornando alla storia, vi lascio immaginare che alla fine di questo lungo peregrinare… forse incontreremo qualcuno.
RdN – Tutto questo a chi si rivolge maggiormente?
C.M. – Abbiamo voluto provare questo nuovo format perché è davvero coinvolgente per un amplissimo gruppo. Quello che vediamo è interessante ed emozionante a vari livelli, anche perché il filmato è completamente senza parole. Quindi è interessante per i bambini molto piccoli, di 6-7 anni, come per gli adulti.
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