Cosa prova un giovane lupo, che ha appena abbandonato il suo branco per la “dispersione” e per fondare un nuovo nucleo, quando si sposta furtivo tra boschi e crinali oppure mentre riposa tranquillo in un prato alle prime luci dell’alba?
Per capire come “ragiona” un lupo, quali sono i suoi codici interpretativi della realtà, al MUSE di Trento la mostra “Nella mente del lupo” vi condurrà in un’esperienza immersiva per vivere la sua giornata di incontri e scontri, nuove scoperte e prove.
La mostra è realizzata all’interno del progetto LIFE WolfAlps EU, di cui il MUSE è partner e coordinatore della comunicazione, e si muove nel segno della complessa e nuova coesistenza fra persone e lupi sulle Alpi.
Il punto di vista “in prima persona” per comprendere l’altra faccia della coesistenza
Una mostra che fa riflettere, che soprattutto va alla ricerca del difficile equilibrio tra uomo e grande predatore. Per condurci nel tema della Mostra, abbiamo chiesto a Laura Scillitani, co-curatrice della Mostra e Communication Manager del progetto LIFE WolfAlps EU, di parlarci del punto di vista del lupo.

Laura Scillitani, co-curatrice della Mostra.
Rivistanatura.com – Cosa è importante capire da questa mostra?
Laura Scillitani – La mostra è stata realizzata nell’ambito di LIFE WolfAlps EU, un progetto europeo che coinvolge 20 partner, diffusi tra Italia, Francia, Slovenia e Austria che è iniziato nel 2019 e si concluderà nel 2024. Lo scopo del progetto è di trovare delle azioni per cercare di migliorare la coesistenza fra il lupo e le attività umane della popolazione alpina. E quindi abbiamo diverse linee di intervento; tra queste, anche una comunicazione che sia equilibrata e che racconti il lupo e la sua coesistenza con le attività umane.
Nell’ambito del progetto, la mostra ha appunto lo scopo di dialogare con il pubblico e di tentare di dare un punto di vista diverso rispetto a quella che può essere la coesistenza. Ovvero, la maggior parte di noi può percepire quale possa essere la sfida di coesistere con un grande predatore che arreca danno alle attività umane, ma ovviamente la interpreta dal nostro punto di vista: quindi i danni, le misure di prevenzione che sono necessarie, i cambiamenti nella gestione degli animali da parte degli allevatori, qualche cambiamento di abitudini per tutti noi, come fare attenzione quando si va in montagna se ci sono i cani da guardiania, piuttosto che avere sempre il cane al guinzaglio.
In realtà anche gli animali selvatici, lupo incluso, devono fare fronte a un territorio in cui è presente l’uomo, tra l’altro un territorio che è sempre più antropizzato. Quindi abbiamo provato a immedesimarci in un giovane lupo che va in dispersione, alla ricerca di un suo territorio. Si ritrova, quindi, in posti che non conosce tanto bene e deve fare attenzione a evitare gli altri lupi, a meno che non sia una potenziale compagna; deve cercarsi da mangiare e deve scontrarsi con quello che può essere l’ambiente antropizzato, dunque può trovare strade, incontrare persone, scoprire se si può fidare o meno, magari andare a cercare da mangiare in un paese. Questo è l’altro lato della medaglia della coesistenza.
È vero che noi dobbiamo cercare di adattarci, ma è vero che anche gli animali selvatici lo devono fare e lo fanno. Soprattutto chi è più plastico, come è plastico il lupo e lo dimostra il suo andamento numerico attuale.

Un’esperienza immersiva per vivere la giornata del lupo.
RdN – Qual è la parte più complicata da raggiungere?
S. -La mostra offre il punto di vista del lupo, ma comunque ci fa fare una riflessione: il fatto che soprattutto in Europa abbiamo dei territori sufficientemente ampi da poter pensare di vivere in modo separato rispetto agli altri animali. Ci verrebbe da pensare che gli animali selvatici possano vivere all’interno di grandi riserve, dove non ci sono esseri umani, e quindi vivere in modo separato e interfacciarsi con loro solo quando ci fa comodo, perché li vogliamo vedere, ma senza avere nessun fastidio.
Ma l’Europa è un ambiente fortemente antropizzato, sebbene la natura sia tornata negli ultimi anni anche grazie alle misure di protezione, alla Rete Natura 2000 e alla Direttiva Habitat. Quindi sia noi, sia gli animali, siamo costretti in qualche modo a condividere gli spazi. Questo significa cercare le misure di coesistenza, che è la sfida del progetto e che con i grandi carnivori è sempre stato il punto principale per la loro presenza, perché sono animali che non passano inosservati, hanno un impatto sulle nostre attività, generano paure. Quindi la coesistenza non è qualcosa che si raggiunge una volta per tutte, ma è un compromesso a cui si arriva lavorandoci di continuo, con una comunicazione continua, un continuo ascolto e dialogo con le parti interessate, fondamentalmente cercando costantemente di andare oltre i conflitti per riuscire a trovare un equilibrio.

La Mostra “Nella mente del lupo”.
RdN – Lupo e orso, che differenze sostanziali ci sono nell’approccio?
S. -Sicuramente l’orso è un animale che genera delle forti paure perché può essere pericoloso, ma per certi versi la sua natura di animale “riservato” – a parte alcuni individui che possono essere effettivamente più problematici – fa di lui un animale solitario, che cerca il più possibile di stare lontano da noi e che vive in posti abbastanza remoti; anche all’interno di un territorio antropizzato come le montagne trentine, lui comunque cerca sempre costantemente di frequentare i sentieri dove ci sono meno persone.
Il lupo pure ci evita durante il giorno e ha paura di noi, però diciamo che per sua natura, essendo un carnivoro obbligato e opportunista, è più facile che venga a dare fastidio. Quindi se molti orsi, essendo onnivori, passano la loro vita scostati dalla nostra presenza, mangiando bacche, insetti, piccoli vertebrati, quello che trovano e non fanno danni alle attività umane, il lupo se trova l’occasione di un animale facile da predare, lo preda. Probabilmente il conflitto col lupo è difficile da governare proprio per la natura di tutti gli esemplari, rispetto alla tendenza problematica di singoli individui, come può essere per l’orso.
RdN –A chi si rivolge in particolare la mostra?
S. – Sicuramente a un vasto pubblico di famiglie, ma sarebbe bello avere anche un dialogo con chi, magari, non è amico del lupo, perché noi come progetto e in generale come approccio scientifico non intendiamo la coesistenza come essere dei “fan del lupo”. Noi vogliamo avere una conoscenza oggettiva dell’animale, che non deve essere né angelicato né demonizzato, ma conosciuto per quello che è. Quindi anche per chi in realtà è contrario, sarebbe interessante capire cosa suscita in queste persone vedere un filmato così, provare ad avere un punto di vista diverso.
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