Quattro chiacchiere con il fotografo è l’occasione per presentare autori sardi e parlare non solo di tecnica e attrezzature, ma prima di ogni altra cosa di natura e del corretto approccio da adottare.
Questa settimana abbiamo incontrato un giovane, validissimo e appassionato fotografo naturalista: Marco Corda, 25 anni di Cagliari. Marco è un caro amico e abbiamo condiviso giornate emozionanti, segnate da incontri indelebili con i selvatici, a volte su gelidi versanti innevati, altre volte su rocciai assolati in attesa del volo giusto. Marco si approccia alla natura con lucida prudenza e sguardo sempre colmo di stupore.

Marco Corda. © Antonio Coccoda
A che età nasce la tua passione per l’osservazione della fauna selvatica?
M.C. – È difficile dirlo con certezza, a dire il vero sono fortemente convinto che la curiosità verso il mondo animale sia un qualcosa di innato, che mi porto dentro dalla nascita. Ho avuto la fortuna di crescere in un piccolo paese, in periferia e sin da bambino uscivo per i campi con i binocoli al collo a osservare ogni cosa e a prendere appunti.

Gallina prataiola. © Marco Corda
E quando hai mosso i tuoi primi passi nella fotografia?
M.C. – Ho comprato la mia prima reflex a 14 anni, spinto dalla necessità di imprimere in maniera indelebile più incontri possibili con i selvatici. Le prime esperienze fotografiche sono state con i mufloni sul Supramonte, un posto idilliaco e un’ottima palestra per la fotografia naturalistica.
Ogni fotografo ha dei soggetti preferiti. Quali sono i tuoi?
M.C. – I rapaci sono senza dubbio i miei soggetti preferiti, sono i più difficili da riprendere e richiedono anni di esperienza sul campo prima di impostare un serio lavoro fotografico, ovviamente i lavori più significativi sono dedicati a loro.

Grifone in atterraggio. © Marco Corda
Cosa rappresenta nella tua vita la fotografia naturalistica?
M.C. – Ho sempre sostenuto fortemente che la fotografia naturalistica sia un mezzo e non un fine, un modo tangibile per comunicare e mostrare anche a chi non ha la mia stessa fortuna quanto sia importante la biodiversità e perché no, trasmettere qualche emozione. Rappresenta la mia valvola di sfogo dalla monotonia moderna, il mio modo personale di vivere in sintonia con la natura stando il più possibile a contatto con i selvatici in solitudine. La mia vita è fortemente condizionata da questa esigenza, spesso e volentieri bisogna fare sacrifici e sottoporsi a tante rinunce, ma alla fine dei conti, per quanto mi riguarda ne vale sempre la pena.

I mufloni. © Marco Corda
Ci racconti un’esperienza che ricorderai per sempre?
M.C. – La mia prima aquila mi ha regalato sicuramente una delle esperienze più belle della mia vita. Dopo 4 anni di studi e osservazioni, costruii un capanno stretto e angusto a poche decine di metri da uno dei suoi posatoi di caccia preferiti, trascorsi al suo interno buona parte della nottata per minimizzare il disturbo ed evitare di essere visto, all’alba, l’aquila si posò pochi passi dalla mia lente, proprio come avevo calcolato, permettendomi di fare degli scatti particolari a cui sono molto legato emotivamente.

Il volo dell’aquila reale. © Marco Corda
Qual è la tua idea di etica nella fotografia naturalistica?
M.C. – Penso che un’etica corretta sia la solida base di partenza per diventare un bravo fotografo naturalista. Dal mio punto di vista è un filo invisibile che divide la tolleranza dal disturbo. Se si oltrepassa quella linea, quelle fotografie, eticamente parlando avranno un valore pari a zero.
È bene mettere sempre in primo piano il benessere del soggetto ritratto, senza eccedere o farsi prendere dal desiderio maniacale di portare a casa uno scatto rubato alla natura a tutti i costi.

Cervo sardo. © Marco Corda
Ringraziamo Marco per il tempo che ci ha dedicato e per le splendide fotografie che ci mostra in questa breve intervista.
Auguriamo a Marco la fortuna che merita e un cammino illuminato di buona luce. Sempre sulle tracce dei tanto amati selvatici.
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