La mostra “Seveso 2076” parte dalla vicenda Icmesa, l’incidente del 10 luglio 1976 che ha ridefinito il rapporto tra industria e territorio nell’epoca attuale, e racconta le trasformazioni che ne sono scaturite sul piano scientifico, ambientale, sociale, della sicurezza e per la qualità della vita.
La rassegna sarà aperta e visitabile gratuitamente fino al 31 ottobre, dalle 10 alle 17, a Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Edificio San Francesco in Piazza Sant’Ambrogio 9.
La mostra è voluta e realizzata da Fondazione Lombardia per l’Ambiente (FLA), Regione Lombardia e ARPA Lombardia, in collaborazione FederFarma Lombardia e con il sostegno di Fondazione Cariplo.

Stefano Clerici, Direttore della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, alla cerimonia di inaugurazione della mostra. © FLA
Uno sguardo al futuro
«Guardare a Seveso significa guardare al futuro. “Seveso 2076” nasce con l’obiettivo di spostare lo sguardo sui nostri prossimi cinquant’anni di ambiente e di vita sociale: quella che, infatti, poteva essere una tragedia, con la Diossina fuoriuscita dall’Icmesa nel 1976, è diventata laboratorio di trasformazioni e innovazioni. Da lì sono nati nuovi strumenti di prevenzione e ricerca scientifica e, soprattutto, una cultura ambientale che alimenta la cura della sicurezza nei luoghi di lavoro e negli spazi di convivenza. Una storia che è intrinsecamente legata a quella della nostra Fondazione» spiega Stefano Clerici, Direttore della Fondazione Lombardia per l’Ambiente.
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Seguendo un filo che dagli eventi di quel luglio 1976 si sviluppa in cinque sezioni:
- Una mobilitazione di persone
- Una nuova coscienza ambientale
- Seveso cambia l’Europa
- La Chimica si fa verde
- La rinascita di un territorio.
Il modo di affrontare i rischi industriali e ambientali
“Seveso 2076” va oltre la memoria dell’incidente e propone una riflessione sul lungo percorso, che da quella vicenda ha portato alla nascita di nuove conoscenze, norme, pratiche e sensibilità. La mostra racconta, infatti, come il caso Icmesa abbia contribuito a trasformare il modo di affrontare i rischi industriali e ambientali, stimolando ricerca scientifica, prevenzione, partecipazione, tutela della salute e innovazione.
Tra le eredità più significative c’è la Direttiva Seveso, divenuta negli anni un riferimento fondamentale per la prevenzione e la gestione dei rischi di incidenti industriali in tutta Europa e in altri Paesi nel mondo.
A comporre il percorso di “Seveso 2076” sono anche le testimonianze di alcune delle persone che hanno vissuto e contribuito a questo cambiamento, raccolte in una serie di interviste realizzate al Bosco delle Querce.
Tra i protagonisti: Giuseppe Guzzetti, Ambrogio Bertoglio, Isa Fumagalli, Paolo Mocarelli, Pino Cassina, Germana Cavallini, Marzio Marzorati, Sergio Riva e Marty Thibaut (da Bruxelles).
Le interviste sono introdotte da Dario Fossati, presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Lombardia per l’Ambiente, e sono disponibili sul canale YouTube FLA.
Il documentario prodotto dalla RAI
Grazie alla collaborazione con la TGR Lombardia, la mostra si apre con la proiezione de La Nube, il documentario prodotto dalla RAI in occasione del cinquantesimo anniversario dalla vicenda Icmesa, narrazione visiva preziosa e ricca di contributi dell’epoca e del presente.
Un focus particolare nel percorso espositivo è dedicato al Bosco delle Querce, luogo emblematico del percorso di rinascita e rigenerazione del territorio: uno spazio nel quale l’area interessata dalla contaminazione è diventata nel tempo un parco regionale, aperto alla comunità e alle famiglie. Proprio questo percorso di trasformazione è stato riconosciuto quest’anno con l’assegnazione al Bosco delle Querce del Marchio del Patrimonio Europeo, che ne valorizza il significato storico e culturale a livello europeo. Un simbolo concreto della capacità di trasformare una ferita ambientale in un luogo di vita, conoscenza e cura del territorio.

Fabrizio Piccarolo, Responsabile relazioni istituzionali della FLA, illustra le installazioni della mostra. © FLA
«Con “Seveso 2076” – conclude Stefano Clerici – Fondazione Lombardia per l’Ambiente invita a non fermarsi alla ricostruzione storiografica di ciò che è stato, ma a interrogarsi su ciò che può ancora essere costruito nei prossimi cinquant’anni, “usando” le conoscenze e le esperienze maturate fin qui come memoria viva su cui crescere, a livello personale e comunitario».
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