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Uomo e pianeta
Ambiente
“...A PROTEZIONE DELLE SILVANE BELLEZZE”

Sta per traguardare il secolo di vita il Parco Nazionale d’Abruzzo

Sta per traguardare il secolo di vita il Parco Nazionale d’Abruzzo
Uno scorcio della Camosciara, il nucleo più antico del Parco. © Valentino Mastrella

Ermanno Giudici Ermanno Giudici 16 Nov 2020

In un tempo così complesso come quello attuale, dove spesso l’interesse per la protezione dell’ambiente continua a trovare diversi ostacoli per ragioni economiche e di egoismo, appare quasi incredibile che alcuni uomini, visionari e lungimiranti, si fossero riuniti nel secolo scorso allo scopo di proteggere una parte di Abruzzo.

Nella stessa zona che era stata dichiarata reale riserva di caccia, solo qualche decennio prima, da Vittorio Emanuele, non per essere davvero utilizzata ma per proteggere l’ambiente e la sua fauna peculiare.

Il 2 ottobre del 1921 a Opi, uno dei comuni ancor’oggi più suggestivi del Parco, il professor Alessandro Ghigi, zoologo, e il professor Romualdo Pirrotta, botanico, che guidavano la Federazione Pro Montibus et Silvis di Bologna decisero di affittare dal Comune 500 ettari della Costa Camosciara, un’area che diverrà il nocciolo di quello che sarebbe diventato oggi il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’area si trova nell’alta Val Fondillo, una delle più spettacolari e conosciute del Parco, anche se è davvero difficile poter assegnare dei primati a un territorio così bello e complesso, con diverse orografie e un fascino al quale non si può rimanere estranei.

 

Il 9 settembre del 1922, per iniziativa di un Direttorio Provvisorio presieduto dall’onorevole Erminio Sipari, parlamentare locale e autorevole fondatore, l’area protetta, in una cerimonia alla presenza delle autorità, divenne Parco Nazionale d’Abruzzo. Ricomprendendo i comuni di Opi, Bisegna, Civitella Alfedena, Gioia de’ Marsi, Lecce dei Marsi, Pescasseroli e Villavallelonga, insieme a una zona marginale di 40.000 ettari di Protezione Esterna.

Ancora oggi, di quel giorno memorabile per la protezione della natura in Italia, resta un’iscrizione rupestre presso la Fontana di S. Rocco a Pescasseroli, che recita:

“Il Parco nazionale d’Abruzzo sorto per la protezione delle silvane bellezze e dei tesori della natura qui inaugurato il IX Sett. MCMXXII”.

 

Poco più tardi lo Stato italiano, con il Decreto Legge dell’11 gennaio 1923, ne riconosceva ufficialmente l’istituzione, perfezionando in questo modo il progetto dei suoi fondatori. Garantendo alle generazioni future, grazie alla protezione garantita a queste zone, la possibilità di conoscere sottospecie endemiche e uniche come l’orso marsicano e il camoscio d’Abruzzo. Senza poter dimenticare la presenza del lupo appenninico, che trovò proprio nelle selve del Parco la possibilità di mantenere una presenza vitale che, alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, consentì al predatore di ricolonizzare nuovamente l’intero stivale, senza alcun intervento umano. Fu sufficiente tutelarlo per legge, dandogli lo status  di specie particolarmente protetta, e lasciare che le modificate condizioni ambientali delle zone appenniniche, in parte abbandonate dall’uomo, facessero aumentare le prede dando anche origine a nuovi ambienti. Il resto è storia di oggi, che racconta di un animale molto adattabile, intelligente e con una struttura sociale simile, per molti versi, a quella umana.

Orso bruno marsicano.

Orso bruno marsicano. © Valentino Mastrella

L’orsa Amarena e i suoi quattro cuccioli

A distanza di un secolo il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (PNALM) è più vivo e più attrattivo che mai e quest’anno, a causa della situazione sanitaria prodotta dalla pandemia di Covid-19, ha avuto un numero eccezionale di visitatori. Costringendo il Parco ad affrontare nuove problematiche, ma anche vantaggi, derivanti da questo straordinario afflusso. Mentre i visitatori rispettosi e educati sono sempre i benvenuti, qualche problema lo possono creare le persone che si avvicinano agli ambienti naturali del PNALM senza aver ben presente la differenza fra un’area naturale protetta e un parco tematico. Il che  molto spesso crea problemi alla vita degli animali selvatici, che vedono il proprio territorio invaso e sono costretti a mettere in atto comportamenti di “allontanamento” dai visitatori.

Questo però li può mettere in pericolo, spingendoli troppo vicino ai centri abitati o alle strade trafficate. Come successo più volte all’orsa Amarena che quest’anno è diventata la vera star del Parco, con i suoi quattro cuccioli. Un evento davvero incredibile considerando che gli orsi hanno normalmente due cuccioli, raramente tre e solo eccezionalmente quattro come i piccoli dell’orsa. Ma a causa di questo evento eccezionale tutti volevano vederla, fotografarla e per questo non venivano rispettate le distanze di sicurezza, quelle che tutelano gli orsi dagli umani e non viceversa, costringendo i Sindaci della zona a interdire e chiudere alcune zone, al fine di tutelare Amarena che aveva scelto di insediarsi in un’area subito al di fuori dei confini del Parco. Identici provvedimenti sono stati presi anche dalla direzione dell’Ente gestore, che certo non può disporre di un Guardiaparco o un Carabiniere Forestale in ogni angolo.

Il rispetto di ordinanze e divieti è legato all’educazione e alla sensibilità dei visitatori, che in un parco non devono comportarsi come turisti qualunque, alterando i comportamenti degli animali. Come nel caso di Amarena, che per difendere i suoi cuccioli dagli orsi maschi, è stata costretta a entrare nei paesi, dove ha trovato cibo, ma anche tanto stress per la presenza di tante, troppe persone.

 

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