Secondo la teoria del BIG BANG, il cosmo sarebbe nato 14 miliardi di anni fa da un’esplosione durata un tempo infinitesimale, a partire da una regione di spazio molto limitata e densa, dove tutta la massa era inizialmente concentrata sotto forma di energia. L’esplosione fece espandere lo spazio, la massa e l’energia a grande velocità e in tutte le direzioni, dando origine all’Universo.
Questo modello cosmologico dell’Universo può essere indagato studiando l’eco residua del Big Bang ovvero, in parole povere, le microonde della radiazione cosmica di fondo. Per farlo, è nata una collaborazione internazionale denominata QUBIC (Q&U Bolometric Interferometer for Cosmology), che sta realizzando in Argentina un telescopio per lo studio dell’Universo al momento della sua nascita, che si avvarrà di una tecnica innovativa. QUBIC vede l’Italia protagonista grazie ai contributi scientifici e tecnologici forniti dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dalle Università di Milano Statale, Milano-Bicocca, Università di Roma Tor Vergata e Sapienza Università di Roma. QUBIC osserverà il cielo a partire dalla fine di quest’anno, da un sito desertico di alta quota (5.000 m) in Argentina, vicino alla località San Antonio de Los Cobres.

San Antonio de Los Cobres.
Dopo il suo sviluppo e l’integrazione avvenuta presso i laboratori europei delle Università e degli enti di ricerca coinvolti nella collaborazione, QUBIC è ora in Argentina, dove si sta procedendo alle fasi finali di calibrazione e di test in laboratorio. I risultati di queste attività sono stati presentati in otto articoli apparsi sul Journal of Cosmology and Astroparticle Physics, che hanno confermato il corretto funzionamento dello strumento.
«QUBIC è uno strumento originale ed estremamente complesso: per questo era necessario pubblicare in anticipo tutti i dettagli del suo hardware e delle nuove metodologie di sfruttamento dei dati raccolti. Inoltre, con queste lunghe ed esaustive calibrazioni abbiamo dimostrato in laboratorio l’efficienza di QUBIC come interferometro bolometrico. È un passo essenziale per le successive misure di interesse per la cosmologia e la fisica fondamentale» spiega Silvia Masi, docente presso Sapienza Università di Roma e ricercatrice INFN, che coordina la partecipazione italiana all’esperimento.
Alla precisione delle misure che saranno effettuate da QUBIC contribuiranno, inoltre, la limpidezza e l’assenza di umidità che contraddistinguono l’aria del sito di Alto Chorrillo in cui sarà istallato il telescopio. Il segnale da misurare, infatti, è così debole da richiedere rivelatori ultrasensibili e telescopi di grande precisione, anche per rimuovere, durante l’analisi dati, altri segnali polarizzati di origine locale che potrebbero confondere la misura.
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