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Natura
Animali, piante e habitat

Testuggine palustre europea, la tartaruga delle nostre lagune

Testuggine palustre europea, la tartaruga delle nostre lagune

Paolo Roccaforte Paolo Roccaforte 20 Dic 2018

Di particolare interesse naturalistico sono le osservazioni che riguardano la Testuggine palustre europea (Emys orbicularis); si riconosce per il carapace con un colore dominante nero-verdastro spruzzato o screziato di giallo; zampe, collo e testa sono da bruni scuri a nerastri, con macchiette e striature di un giallo più o meno vivo. Il carapace può raggiungere una lunghezza di 30 cm, ma in genere è compreso fra 15 e 20 cm.

È tipicamente legata agli ambienti acquatici e frequenta stagni, paludi, laghetti, pozze, acquitrini, fossati, canali e torrenti a lento corso ricchi di vegetazione; ha abitudini per lo più acquatiche, ma frequenta anche l’ambiente terrestre.

 

Specie longeva che può vivere anche un secolo

La Testuggine palustre europea è attiva tra la primavera e l’autunno, mentre la quiescenza invernale, che di solito si estende fra novembre e febbraio-marzo, può avvenire sia sottoterra o tra le radici di alberi, sempre nei pressi delle sponde, sia nel fango del fondo dei corpi d’acqua. È una specie molto schiva e sospettosa; si immerge infatti rapidamente in acqua non appena avverta un pericolo, restando sul fondo fino anche a mezz’ora. Durante il giorno sta spesso in termoregolazione al sole sulle rive o su tronchi, muretti, pietre o accumuli di detriti emergenti dall’acqua.

Si ciba di invertebrati acquatici e terrestri, piccoli pesci, anfibi sia adulti sia allo stato larvale e in percentuale variabile, anche di sostanze vegetali. I giovani sono predati da alcuni mammiferi e da certi pesci carnivori e uccelli acquatici; gli adulti hanno invece pochi nemici naturali. È specie longeva ed in natura può superare ampiamente i 20 anni di età, mentre in cattività in letteratura sono citati vari esempi di individui che hanno superato un secolo di età.

 

Presente da nord a sud

In Italia è presente lungo la Penisola, comprese Sicilia e Sardegna, ma con popolazioni sempre più esigue ed isolate e appare quasi ovunque in costante rarefazione. In Italia settentrionale è fortemente minacciata d’estinzione.

Nel Veneto è presente all’interno o in prossimità dei maggiori comprensori palustri dei territori lagunari, perilagunari e deltizi, in particolare della Laguna di Caorle, della Laguna di Venezia e del Delta del Po. Popolazioni limitate e per lo più isolate sono localizzate in laghetti di cave senili di argilla o ghiaia, in bacini e canali residui, in bassure di recente bonifica.

Nella bassa Pianura Veneta la popolazione di Testuggine palustre europea ha avuto un forte crollo demografico e le principali cause di minaccia sono costituite dalla distruzione e dal degrado degli habitat palustri, dal crescente disturbo antropico, dall’urbanizzazione, dalle vaste trasformazioni ambientali, dall’uso di sostanze tossiche nelle pratiche agricole e nelle disinfestazioni, dalla raccolta diretta di esemplari (un tempo anche a scopo alimentare); a questo proposito, nella Laguna Veneta, ancora alla fine del 1800 i pescatori ne catturavano 200.000 individui ogni anno per smerciarle a Venezia per tenerle nelle case per combattere le blatte.

Un’altra causa di rarefazione è la competizione con le testuggini alloctone quali la Testuggine palustre americana (Trachemys scripta scripta), la Testuggine dalle orecchie rosse (ssp. elegans) e la Testuggine dalle orecchie gialle (ssp. troostii), che sono in costante aumento e tendono a prevalere sulla Testuggine autoctona nell’accesso al cibo e ai siti ottimali per la termoregolazione e sembrano senz’altro meglio dotate per sopravvivere in ambienti con ridotta naturalità.

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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