Anche in Italia i fiumi danno vita a canyon spettacolari. Basti pensare alle Gole del Furlo, grande formazione di roccia calcarea nel Nord della Marche, incisa nel corso di milioni di anni dal fiume Candigliano, prima di tuffarsi nel Metauro.
Il lavoro dell’acqua ha dato vita a quella che è oggi la gola più spettacolare di tutto il Paese, con pareti che salgono quasi verticali per circa 300 m per poi raccordarsi più dolcemente alle vette dei monti Paganuccio (mt 976) a Est e Pietralata (mt 889), a Ovest.
Nel corso degli anni l’erosione ha messo a nudo il cuore di queste rocce ricche di fossili: spugne, foramminiferi e ammoniti, abitanti di un antico mare giurassico, ora finemente conservati nel calcare.
Ma il valore della Gola del Furlo non si limita ai reperti paleontologici. Queste ardite pareti costituiscono, infatti, un habitat rupestre unico, frequentato da molte specie di uccelli. Il più noto, simbolo della riserva, è l’aquila reale.
La Riserva della Gola del Furlo può essere visitata su due livelli: nel cuore del canyon, lungo la Via Flaminia che lo percorre, e sul fianco del Monte Pietralata che offre scorci panoramici davvero straordinari su tutta la valle, compreso il nido dell’aquila reale.
Il percorso nella valle
Per entrare subito nel cuore di questo ambiente unico, basta percorrere la strada Flaminia che si inoltra nella valle, a piedi, in bici o in auto.
La morfologia della gola è impressionante: le pareti si sollevano quasi verticali lasciando giusto lo spazio per l’antico tracciato, cominciato dai romani e oggi ampliato, ma sempre a bassa percorrenza, grazie alla deviazione del traffico nella recente galleria del Furlo che attraversa il Monte Pietralata.
A circa metà del tragitto, il canyon si allarga e consente anche di scendere fino al livello del fiume che scorre lentamente verso Nord Est. Il profilo ardito delle pareti rocciose e la vegetazione delle sponde sono ambienti entusiasmanti da esplorare con il binocolo alla ricerca dei voli dei rapaci e dei tanti uccelli legati alle pareti a picco, oppure per osservare le forme delle rocce con cavità, guglie e tetti ai quali si aggrappa la vegetazione, spesso in modo spettacolare.
La fine della gola, un paio di km dopo, coincide con la presenza della grande diga del fiume Candigliano costruita nell’immediato dopoguerra dall’Enel per la produzione di energia elettrica e ancora attiva.
Il percorso panoramico
Per uno sguardo “a volo d’uccello”, bisogna raggiungere alcuni spettacolari punti di osservazione lungo il fianco del Monte Pietralata.
Poco dopo il Centro visite, a cui consigliamo di destinare una sosta, si segue la strada asfaltata del Monte Furlo che sale ripida in direzione Rifugio Furlo-Monte Pietralata.
Dopo una lunga serie di tornanti il percorso diventa sterrato, ma è abbastanza regolare e può essere percorso agevolmente anche con un’auto normale, fino a raggiungere alcune belle vedute sull’imboccatura della gola.
Chi lo desidera può proseguire a piedi o in mountain bike, lungo la sterrata che avanza sul fianco della montagna (sono circa 3 km e 150 m di dislivello), fermandosi in prossimità di un tornante presso il Rifugio del Furlo.
Da qui si prosegue lungo un facile sentiero tenendosi sulla destra per raggiungere, in circa 15 minuti, i punti panoramici (bisogna superare il rifugio, tenendolo sulla sinistra, senza salire). Attorno si stende la macchia mediterranea, con formazioni miste di roverella, leccio, orniello, ginestra, ginepro, accostati ad acero campestre e carpino nero nei punti più riparati.
Laddove il sentiero si apre, delimitato dagli steccati di protezione, si ha una visione mozzafiato sulla valle sottostante.
Il punto di osservazione conclusivo è la piazzola dove si trova la telecamera che effettua il monitoraggio dell’aquila. In primavera – estate con i binocoli si può osservare la coppia di rapaci che nidifica di fronte, sulle pareti del Monte Paganuccio, e non sarà difficile scorgere il passaggio di uccelli come il gheppio, il pellegrino e la rondine montana, con le loro sagome brune che sfrecciano sullo sfondo verde del bosco che si estende centinaia di metri più in basso.
Un’ultima curiosità: se anziché prendere il sentiero per i punti panoramici si prosegue in salita diritti, lungo la via sassosa, si arriva in 10 minuti sulla sommità di una formazione di blocchi di pietra ammassati dall’uomo.
Riproducono il profilo di Benito Mussolini in formato gigante (il volto misura circa 150 m), costruito dal Corpo Forestale dello Stato negli anni Trenta, ormai quasi irriconoscibile.
Scheda tecnica
- Per chi: adatto a tutti per la sua facilità.
- Lunghezza: circa 10 km per il percorso di andata e ritorno nelle gole (percorribile anche in auto o in bici), al quale si aggiungono 2 km per il sentiero in quota.
- Durata: circa cinque ore per l’escursione completa, ma è bene considerare l’intera giornata.
- Dislivello: praticamente in piano il percorso nella gola, attorno ai 100 m per il tracciato in quota.
- Cartografia: cartine dettagliate si trovano presso il centro visite di Furlo Acqualagna sulla strada di accesso alla gola, la Via Flaminia.
- Periodo: dalla primavera inoltrata all’inizio dell’autunno, ma aprile e maggio sono i mesi ideali.
- Equipaggiamento: un binocolo è indispensabile per osservare gli uccelli lungo le gole.
Come arrivare:
In auto: dalla A 14 Adriatica, uscire a Fano e proseguire sulla SS 3 in direzione Roma. All’uscita Calmazzo – Passo del Furlo si raggiunge la Riserva in pochi chilometri.
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