Il 3 novembre si celebra la Giornata mondiale “One Health”, ma secondo una ricerca di YouTrend per AISA – Federchimica, 3 italiani su 4 non conoscono il termine.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha istituito il gruppo di lavoro dell’Iniziativa “One Health” (OHI) nel luglio 2021. “One Health” è un approccio integrato e unificante che mira a bilanciare e ottimizzare in modo sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi.
Tale approccio riconosce che la salute degli esseri umani, degli animali domestici e selvatici, delle piante e dell’ambiente in senso lato (compresi gli ecosistemi) è strettamente interconnessa e interdipendente.
Sebbene la salute, l’alimentazione, l’acqua, l’energia e l’ambiente siano tutti temi di ampio respiro con problematiche specifiche per ciascun settore, la collaborazione tra settori e discipline contribuisce a proteggere la salute, ad affrontare sfide sanitarie quali l’insorgenza di malattie infettive, la resistenza agli antimicrobici e la sicurezza alimentare, nonché a promuovere la salute e l’integrità dei nostri ecosistemi.
L’approccio mobilita diversi settori, discipline e comunità a vari livelli della società affinché collaborino tra loro. In questo modo, vengono sviluppate idee nuove e migliori che affrontano le cause alla radice e creano soluzioni sostenibili a lungo termine.
Collegando esseri umani, animali e ambiente, l’approccio “One Health” può aiutare ad affrontare l’intero spettro del controllo delle malattie – dalla prevenzione all’individuazione, alla preparazione, alla risposta e alla gestione – e contribuire alla sicurezza sanitaria globale.

L’approccio “One Health” si trova all’intersezione tra salute umana, salute animale e salute ambientale. © Thddbfk – Opera propria / CC BY-SA 4.0 / via Wikimedia Commons
Giornata mondiale One Health
In occasione della Giornata mondiale “One Health”, AISA (Associazione Nazionale Imprese Salute Animale) – Federchimica richiama l’attenzione sul valore della prevenzione contro zoonosi e antibiotico-resistenza e per la sicurezza alimentare.
Poiché la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente è una sola, la prevenzione è il primo strumento per proteggerla. Gli italiani sembrano già metterlo in pratica, anche senza conoscerne il nome. Secondo una ricerca condotta da YouTrend per AISA – Federchimica, infatti, il 74% non ha mai sentito parlare di “One Health”.
Eppure, quasi 8 proprietari su 10 (77%) portano il proprio animale domestico dal veterinario per un controllo anche quando sta bene. Il 75% degli italiani riconosce inoltre al medico veterinario un ruolo nella tutela della salute pubblica.
Una percezione ancora parziale del pericolo zoonosi
Quello tra salute animale e umana, è una connessione confermata anche dai dati relativi alle zoonosi, cioè le malattie trasmissibili dagli animali all’uomo, e che rappresentano circa il 60% delle malattie infettive note nell’uomo, (dato WOAH).
Gli italiani, però, ne hanno una percezione ancora parziale: mentre la metà degli intervistati sa definire correttamente una zoonosi, quasi uno su due (46%) ne sottovaluta la diffusione.
Proprio per questo la prevenzione negli animali fa la differenza, e l’Italia ne offre esempi concreti. A maggio il Ministero della Salute ha avviato con Veneto e Lombardia il primo piano pilota nazionale di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità negli allevamenti avicoli, strategia che si affianca alle misure di biosicurezza e sorveglianza già in atto, con l’obiettivo di ridurre la circolazione del virus tra gli animali e quindi il rischio di passaggio all’uomo.
Meno antibiotici negli allevamenti
Lo stesso principio vale per l’antibiotico-resistenza. Anche in questo caso, la prevenzione delle malattie negli animali può svolgere un ruolo importante: meno animali si ammalano, meno è necessario ricorrere agli antibiotici e minore è il rischio di contribuire alla selezione di batteri resistenti.
La veterinaria italiana lo ha dimostrato: secondo il rapporto ESVAC dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), tra il 2011 e il 2022 le vendite di antibiotici per gli animali destinati alla produzione di alimenti sono calate in Italia del 57,5%, contro il 53% della media di 25 Paesi europei.
Sono risultati che contano anche per la salute umana, a beneficio della catena alimentare e della sicurezza di ciò che arriva in tavola.
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