La luna più grande di Giove, che possiede ben 95 satelliti di cui i più grandi sono quattro i cosiddetti medicei (o galileiani) scoperti da Galileo Galilei, è Ganimede. Gli altri tre sono Io, Europa e Callisto. Ebbene, Ganimede in passato potrebbe avere avuto un oceano a diretto contatto con un mantello, perciò potrebbe essere stata abitabile.
Lo ha scoperto un gruppo di ricercatrici e ricercatori guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), che ha usato le misure infrarosse ad alta risoluzione spaziale dello strumento italiano Jovian InfraRed Auroral Mapper (JIRAM) a bordo della sonda NASA Juno per studiare la composizione superficiale di Ganimede. I dati infrarossi raccolti dallo strumento JIRAM presentano la migliore risoluzione spaziale mai ottenuta finora, ovvero meno di un chilometro per pixel.
Seondo questo studio, “Salts and organics on Ganymede’s surface from infrared observations by Juno/JIRAM”, pubblicato sulla rivista Nature Astronomy, su Ganimede sono state trovate tracce di sali cloruri e potenzialmente sali carbonati, incluse varianti ammoniate, oltre a composti organici come aldeidi alifatiche. Cosa vuol dire?
Cosa emerge dallo studio di Ganimede
La composizione superficiale delle lune ghiacciate Europa e Ganimede può determinare l’abitabilità di questi satelliti, noti per ospitare oceani interni di acqua liquida e dove si trova l’acqua, sulla Terra almeno, spesso si trova anche la vita.
Federico Tosi, primo autore dell’articolo e ricercatore presso l’INAF di Roma, spiega: «Nel recente passato di queste lune, il liquido contenuto nel sottosuolo potrebbe essere occasionalmente emerso fino alla superficie, lasciando tracce della sua composizione chimica».
Sebbene non sia possibile affermare con certezza se la presenza di composti organici su Ganimede sia dovuta a processi biologici o a reazioni chimiche non biologiche, il fatto potrebbe indicare che in passato c’è stata la possibilità della formazione di forme di vita.
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