A una cinquantina di chilometri da Adis Abeba, nell’area archeologica di Melka Kunture, è stato rivenuto il più antico laboratorio specializzato nella produzione di utensili in ossidiana. La straordinaria scoperta, avvenuta nell’ambito di una missione italo-spagnola e pubblicata in un articolo apparso su Nature Ecology and Evolution, è stata fatta in particolare nel sito di Simbiro, parte di una più vasta area archeologica che si estende sull’altopiano etiopico a circa 2000 metri di altitudine, con depositi datati tra 2.000.000 e 5.000 anni fa.
Nella foto in alto:
Dettaglio del livello di scavi dove è stata trovata un’imponente quantità di bifacciali di ossidiana e di schegge derivate dalla loro produzione. © Missione archeologica italo-spagnola a Melka Kunture

La Sezione Monumentale con livello a ossidiana degli scavi di Simbiro. © Missione archeologica italo-spagnola a Melka Kunture
Nel sito di Simbiro, nel corso di scavi finanziati da Sapienza Università di Roma, è stata individuata una piccola falesia di circa 5 metri comprendente cinque ben visibili livelli dell’Acheuleano risalenti a più di 1.200.000 anni fa, dove i ricercatori hanno rinvenuto un’imponente quantità di bifacciali di ossidiana e di schegge derivate dalla loro produzione, schegge di grandi dimensioni fatte da mani esperte, che riuscivano a ritoccarle per ottenere forme costanti e ripetute nonostante la fragilità del materiale. E il fatto che a Simbiro non ci fossero altri tipi di strumenti porta a ritenere che questo fosse un laboratorio di produzione specializzato per l’ossidiana, il più antico mai noto.

Un bifacciale di ossidiana rinvenuto a Simbiro. © Missione archeologica italo-spagnola a Melka Kunture
In generale, le evidenze che si hanno per il Pleistocene inferiore suggeriscono infatti un modello poco differenziato di abitato, in cui si svolgevano tutte le attività quotidiane, dalla produzione degli strumenti al loro uso. A Simbiro si hanno, invece, solo produzione di bifacciali in ossidiana molto standardizzati che, dal laboratorio, andavano poi trasferiti altrove dove venivano utilizzati. L’area era stagionalmente invasa dalle acque e bisognava quindi prevedere il periodo dell’anno in cui venire, una pianificazione finora mai riscontrata in questa fase.

Il livello a ossidiana risale a più di 1.200.000 anni fa. © Missione archeologica italo-spagnola a Melka Kunture
Come spiega l’archeologa Margherita Mussi, direttrice dello scavo dal 2011: «È il primo esempio di sviluppo di parallel thinking, che significa far convergere conoscenze e abilità tecniche lungamente acquisite in precedenza in altre produzioni, cioè piccole schegge di ossidiana da una parte e bifacciali di basalto dall’altra, per ottenere un prodotto nuovo, ossia bifacciali standardizzati su grandi schegge di ossidiana».
Una tappa fondamentale dello sviluppo dell’intelligenza umana, che dimostra come gli ominidi del Pleistocene inferiore abbiano fatto ben altro che adattarsi passivamente all’ambiente.

Il fiume Awash, nell’area archeologica di Melka Kunture. © Missione archeologica italo-spagnola a Melka Kunture
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