Chi l’avrebbe mai detto che la soluzione a uno dei problemi più fastidiosi delle nostre estati si nascondesse proprio tra i sedimenti marini? Eppure, la natura sembra averci regalato un nuovo alleato. Parliamo di un piccolo fungo, finora rimasto nell’ombra, che si è rivelato essere un vero e proprio “giustiziere” delle alghe tossiche.
La scoperta: l’identikit di Algophthora mediterranea
Il merito di questa svolta va a un gruppo internazionale di scienziati guidato da Núria Pou-Solà e Maiko Kagami della Yokohama National University (Giappone), insieme a un gruppo di esperti dell’Institut de Ciències del Mar (CSIC) di Barcellona, tra cui Alan Denis Fernández-Valero, Jordina Gordi, Esther Garcés e Albert Reñé.
In uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Mycologia nel dicembre 2025, il gruppo ha ufficialmente descritto e battezzato questo microrganismo: si chiama Algophthora mediterranea. Si tratta di un fungo “chitride” (appartenente ai Chytridiomycota), isolato nelle acque del Mediterraneo spagnolo, a Sant Andreu de Llavaneres.
Foto in alto: immagini al microscopio ottico (A-H) e al microscopio elettronico a scansione (I-K) di Algophthora mediterranea.
A. Zoospore con globulo lipidico singolo visibile e flagello singolo. B-F. Sviluppo di zoosporanghi (Zo) su Ostreopsis cf. ovata (Os). G. Zoosporanghi maturi morfologicamente diversi su Ostreopsis cf. ovata. H. Zoosporanghi staccati con rizoidi visibili (Rh). I–K. Zoosporangio con opercolo chiuso, aperto e assente, rispettivamente (Op). Barra = 20 µm se non diversamente specificato. © Mycologia / CC BY-NC-ND 4.0
Dalla spiaggia al microscopio
Isolare un organismo così piccolo non è stato facile. I ricercatori hanno raccolto campioni di microalghe epifite (quelle che crescono sopra altre piante o alghe) durante una fioritura estiva. In laboratorio, hanno osservato al microscopio le cellule di Ostreopsis e hanno notato qualcosa di insolito: alcune erano letteralmente “invase” da minuscole strutture sferiche.
Utilizzando micropipette di vetro sottilissime, la squadra ha isolato le singole cellule infette per avviare una co-coltura. Questo processo ha permesso di osservare per la prima volta l’intero ciclo vitale del fungo: dal momento in cui le spore nuotano verso l’ospite fino alla maturazione dei nuovi sporangi che, rompendosi, rilasciano una nuova generazione di “killer” naturali.
Una battaglia invisibile sotto il pelo dell’acqua
L’azione dell’Algophthora è implacabile. Lo studio ha rivelato che questo fungo produce delle spore dotate di un piccolo flagello che usano per nuotare attivamente verso le alghe. Una volta raggiunta la preda, il fungo la avvolge e ne consuma il contenuto vitale. Questo non solo uccide l’alga, ma ne neutralizza il potenziale tossico prima che le sostanze nocive possano finire nell’aria o nella catena alimentare.
Un generalista con una marcia in più
La vera sorpresa emersa dalla ricerca coordinata da Núria Pou-Solà è la versatilità di questo fungo. A differenza di molti altri parassiti marini che sono estremamente selettivi, l’Algophthora mediterranea è un generalista:
- Non solo dinoflagellati: Oltre all’Ostreopsis, è in grado di infettare anche le diatomee.
- Sopravvivenza strategica: Quando le alghe scarseggiano, il fungo può nutrirsi persino di granelli di polline caduti in mare, garantendosi la sopravvivenza anche nei periodi “di magra”.
Spesso, per combattere queste invasioni, l’uomo ha provato a usare prodotti chimici invasivi. Qui siamo davanti a un meccanismo naturale al 100%. È una sorta di sistema immunitario del mare che la ricerca ha finalmente scoperto e che potrebbe raffigurare la chiave per proteggere in futuro la biodiversità marina e la nostra salute.
Lo studio
Pou-Solà, N., Seto, K., Fernández-Valero, A. D., Gordi, J., Garcés, E., Reñé, A., & Kagami, M. (2025). “Algophthora mediterranea, gen. et sp. nov.: Novel dinoflagellate- and diatom-infecting generalist marine chytrid from the Mediterranean Sea”. Mycologia, 1–11. doi.org/10.1080/00275514.2025.2577604




