Non capita tutti i giorni di leggere un libro sulla morte. Anzi, un libro intitolato addirittura “Il meraviglioso libro della morte”, come se l’aggettivo meraviglioso e il sostantivo morte potessero in qualche modo andare d’accordo.
La scommessa dell’editore Camelozampa, che ha tradotto in italiano l’opera delle catalane Soledad Romero Mariño e Mariona Cabassa, è quindi ardua e quasi provocatoria.
Eppure basta l’incipit per rimettere le cose a posto: “La morte fa parte del ciclo della vita. Quando nascono, tutti gli esseri viventi sono destinati a morire. È una delle sacre leggi della natura”. Come dire: iniziamo dalla scienza, dalle basi. È inutile parlare (sempre) di vita temendo di pronunciare la parola morte. Tutto ciò che nasce nell’Universo muore e scompare per trasformarsi in qualcosa di nuovo, anche i pianeti, le stelle, i corpi celesti. Niente conserva la sua forma per sempre. La morte è universale, irreversibile, è l’agente di cambiamento della vita, anzi, come disse Steve Jobs, “è la più grande invenzione della vita”. Come negarlo?
Dopo le prime sei pagine già si respira meglio e si è abbandonata (quasi) ogni repulsione istintiva provocata da quel sostantivo così complicato da mandar giù.
Peraltro, Camelozampa consiglia questo libro di grande formato per i bambini da 8 anni in su. Perché questo è un libro per bambini, prima di tutto. E siamo sicuri che loro, i bambini, saranno molto più disincantati di noi adulti a leggerlo e sfogliarlo.
Innanzitutto perché capiranno subito quanto la morte sia parte stessa della vita di ogni specie vivente, esseri umani compresi: con precisione scientifica e poche parole semplici e sempre delicate, Romero Mariño parla di decomposizione, di attacchi letali e di trucchi di sopravvivenza degli animali, di alberi morti che diventano case per animali vivi e di scheletri di balene che sono fonte di nutrimento per decine di altre specie.
E poi, perché i bambini (ma anche noi adulti) rimarranno affascinati dalle illustrazioni meravigliose di Mariona Cabassa, che trasforma in immagini le parole della sua collega. Sono capolavori di colori, collage immaginifici, feste di forme e texture: ricordano un po’ il Dia de los muertos messicano, quello esuberante del film Disney-Pixar Coco. Una scelta azzeccatissima, un segno netto di rottura e contrasto con il nero associato (per lo meno nella nostra cultura) al lutto.
Le due autrici catalane, classe 1977, però vanno anche oltre. E dopo averci spiegato il ciclo della vita e la morte degli animali passano dalla biologia all’antropologia e dedicano le pagine successive a considerare cos’è la morte per gli esseri umani, parlando di funerali, di cimiteri, di simboli e rappresentazioni.
Come nella prima parte, è tutto molto interessante: scopriamo per esempio che ci sono cimiteri allegri (in Romania) e balli per i morti (in Madagascar), dee della morte che si trasformano in balene (per i mapuche patagonici) e signore che preparano tè dell’oblio (nella mitologia cinese).
Poi arriva l’ultima parte, la più difficile: perché è dedicata al dolore, al lutto, alla morte in famiglia, ai tabù e ai sentimenti. A cosa sentiamo quando qualcuno di caro muore. All’ordine naturale delle cose e a quando l’ordine naturale viene stravolto dal destino. Piccole frasi, significative, per riflettere: immaginiamo che i genitori avranno piacere di leggerle con i loro bambini. Perché soprattutto loro possano crescere con un’accettazione diversa della morte.
Dice Romero Mariño: “Nessuno ci parla della morte né ci insegna come affrontarla e, dato che è l’unica cosa di cui siamo certi, è curioso che questo accada. … Forse se cominciamo a guardarla e a parlarne con naturalezza, sarà più facile da accettare”.
“Il meraviglioso libro della morte”
di Soledad Romero Mariño e Mariona Cabassa, traduzione di Francesco Ferrucci
64 pagine, 23,90 Euro
Casa Editrice Camelozampa (2025)
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