Le Cimex lectularius, meglio conosciute come cimici del letto o del materasso, sono insetti ematofagi, parassiti che si nutrono preferibilmente di sangue umano. In mancanza, preferiscono animali a sangue caldo, volatili, pipistrelli, animali domestici.
Hanno le dimensioni di una lenticchia, circa 5mm che diventano 9mm quando si gonfiano di sangue.
Sono di colore bruno-rossastro, di forma ovale e appiattita. Possono essere viste a occhio nudo ma con difficoltà, non volano e non saltano.
Generalmente, gli adulti vivono dai 4 ai 6 mesi ma possono arrivare fino a 2 anni. Sono insetti che si riproducono in gran numero, le femmine depongono da 5 a 12 uova al giorno e 500 in tutta la loro esistenza. Una volta aperte le uova (6-20 giorni), maturano in 6-8 settimane.
Di solito, ci accorgiamo delle loro punture solo la mattina, questi parassiti impiegano dai 3 ai 5 minuti per pungere inoculando anche un anestetico naturale. Dopo tornano nel loro nascondiglio.
Arrivano da ambienti infestati accanto alla camera da letto o insieme a bagagli e borse. Alberghi, stive di aerei, navi o treni, sono il punto di contagio per poi approdare direttamente nel letto dove li aspetta un ambiente ideale, caldo, sicuro e accogliente, con anidride carbonica emessa dal corpo umano e una preda immobile alla quale succhiare sangue.
Gli escrementi, macchie fecali dall’aspetto catramoso che depositano nei punti di annidamento, sono un primo sintomo della loro presenza e possiamo trovarli su lenzuola, coperte o sulla pelle della preda.
Altri segni indicativi del loro passaggio sono le uova bianche ricoperte di una sostanza appiccicosa e le exuvie, ovvero le spoglie che l’insetto lascia durante la muta.
Le punture delle cimici del letto sono un terzo segno palpabile della loro presenza, a volte disposte linearmente su viso, collo, braccia e mani, somigliano a piccoli rigonfiamenti rossi che provocano prurito e fastidio.
Non trasmettono malattie infettive ma i soggetti più fragili possono andare incontro a reazioni allergiche anche gravi quali difficoltà respiratorie o shock anafilattico.
Parassiti ai tempi dei dinosauri
Uno studio pubblicato nel 2019 su Current Biology ha tracciato l’albero genealogico delle Cimicidae, svelando che quell’ampia famiglia di insetti che chiamiamo cimici, sarebbero apparse sulla Terra prima di quanto potessimo immaginare, quando erano ancora vivi i grandi sauri.
Un team internazionale di entomologi ha esaminato il DNA di più di 30 specie di cimici, ricostruendone la storia evolutiva, scoprendo che i primi esemplari potrebbero essere collocati all’era dei dinosauri. E anche che, periodicamente, qualche specie si adatta nutrendosi di sangue umano.
Il gruppo guidato dall’esperto di cimici del letto Klaus Reinhardt è riuscito a trovare anche un fossile di cento milioni di anni. Misurando poi il tasso di mutazione, i ricercatori hanno stimato la comparsa delle prime cimici sul pianeta a 115 milioni di anni fa. Hanno inoltre, constatato che l’insetto ancestrale sarebbe stato un emofago, ossia un divoratore di sangue.
Non possiamo conoscere la prima vittima delle antiche cimici succhia-sangue, ma sappiamo che questi insetti si sono adattati a nutrirsi a scapito dei mammiferi. Dallo studio è emerso come le specie che oggi si nutrono di sangue umano abbiano acquisito questa abitudine indipendentemente, dunque, sanno adattarsi con rapidità ai cambiamenti mutando le loro abitudini e diventando più resistenti.
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