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Uomo e pianeta
Missione italo-francese

Un’epica traversata in Antartide per stimare l’aumento del livello dei mari

Un’epica traversata in Antartide per stimare l’aumento del livello dei mari
Caravan della precedente traversata scientifica, ASUMA. Il convoglio della missione EAIIST sarà invece composto da un gatto delle nevi e da 5 grandi trattori cingolati antartici che traineranno dei container su slitta: laboratori caldo e freddo, modulo vita, modulo stoccaggio, carburante. © Bruno JOURDAIN / IGE / CNRS Photothèque

Redazione Redazione 23 Dic 2019

Una squadra di scienziati è in missione nel sesto continente e impiegherà un paio di mesi per percorrere circa 1300 chilometri e attraversare il plateau dell’Antartide, una delle zone più aride, inospitali e inesplorate del pianeta. L’obiettivo è stimare l’aumento del livello dei mari attraverso lo studio degli archivi climatici, ovvero dei carotaggi nel ghiaccio più antico e profondo.

Una grande sfida logistica

La spedizione internazionale EAIIST (East Antarctic International Ice Sheet Traverse), composta da scienziati francesi del CNRS, dell’Università Grenoble Alpes e da scienziati italiani del CNR e dell’INGV, è partita il 5 dicembre e si concluderà il 25 gennaio.

Survol par drone de la caravane logistique et science à l’arrivée sur Concordia

Pubblicato da Eaiist Traverse su Lunedì 9 dicembre 2019

Organizzata dall’Istituto Polare Francese (IPEV) con la collaborazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), è una grande sfida logistica, essendo totalmente autonoma: il convoglio di 243 tonnellate percorrerà il tragitto di andata e ritorno a una velocità di 8 km/h con temperature da -25 a -45 °C. E se si conta anche lo spostamento dei mezzi dalla costa, in totale i chilometri percorsi saranno circa 4.000.

Le megadune di “vetro”

Nella regione che sarà attraversata, e che si trova a metà strada tra la stazione Concordia ed il Polo Sud, le scarsissime precipitazioni ed il regime dei venti portano alla formazione di strutture uniche sulla Terra dette ‘megadune’: superfici dall’apparenza vetrosa dove il ghiaccio è liscio e scoperto con ondulazioni su larga scala, invisibili a occhio nudo, ma rilevabili da satellite. Comprenderne la formazione ed osservare come registrano la composizione dell’atmosfera è essenziale per interpretare i dati delle carote di ghiaccio che costituiscono gli archivi climatici.

Queste regioni hanno caratteristiche analoghe a quelle esistenti durante le epoche glaciali, quando le precipitazioni erano molto scarse rispetto ai periodi più caldi.

La raccolta dei dati

Ad ogni tappa gli scienziati preleveranno campioni di neve e carote di ghiaccio e realizzeranno dei profili radar per studiare la sovrapposizione dei vari strati di neve. Saranno inoltre installati anche strumenti automatizzati (stazioni meteorologiche, stazioni GPS e stazioni sismiche), per poter ottenere una registrazione dell’andamento stagionale del ghiaccio e delle precipitazioni nei diversi siti visitati. Queste misure al suolo saranno poi correlate con i dati da satellite e completate da studi di laboratorio.

Un esempio di perforazione superficiale (50 -100 metri) attraverso una botola nel laboratorio freddo. Nell’Antartide orientale, a queste profondità si risale fino ad un migliaio di anni. © Bruno JOURDAIN / IGE / CNRS Photothèque

Innalzamento dei mari, un’ipotesi controcorrente

Sul tema dei cambiamenti climatici, una delle incognite maggiori riguarda l’impatto del riscaldamento globale in Antartide. Uno scioglimento accelerato della calotta polare è già stato rilevato dalla comunità scientifica, soprattutto nelle zone costiere, ma secondo alcuni modelli di circolazione atmosferica, il riscaldamento potrebbe essere accompagnato anche da precipitazioni più intense sul continente bianco. Se questa ipotesi fosse vera la perdita di massa della calotta glaciale potrebbe essere limitata e anche il fenomeno dell’aumento del livello dei mari risulterebbe moderato. Alcuni scienziati francesi, italiani e australiani cercheranno di verificare l’attendibilità di questa ipotesi controllando se sia realmente aumentato l’accumulo di neve sul plateau antartico.

Oltre agli scienziati partecipanti alla spedizione, saranno circa 40 i ricercatori provenienti da una quindicina di laboratori italiani, francesi ed australiani che lavoreranno sui dati raccolti, intrecciando le competenze di molte discipline: fisica della neve, geofisica, geochimica, chimica dell’atmosfera e meteorologia.

 

Per saperne di più e seguire la traversata:

www.eaiist.com – sito in francese ed inglese

su Facebook:

Italiantartide (italiano)

Eaiist Traverse (francese)

su Twitter:

@eaiist

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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  • Antartide

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