Tra le ombre della guerra lo spirito umano cerca la luce della fratellanza. La psicoanalista junghiana Maria Luisa Spinoglio ci fa riflettere sulla guerra con le parole della poesia “Uomo del mio tempo”, di Salvatore Quasimodo (1901 –1968), scritta nel 1946 al termine della Seconda Guerra Mondiale.
di Maria Luisa Spinoglio
Salvatore Quasimodo ci ricorda nella poesia di oggi che da sempre nella natura dell’uomo c’è posto per l’aggressività e la guerra. Cambiano solo le armi e ora l’intelligenza umana ha rubato alla natura il segreto più potente per la distruzione: l’energia dell’atomo e di questo abbiamo molta paura…
Ma più che la paura dovremmo finalmente avviare quel processo di trasformazione che porta dal fratricidio di Caino a una vera fratellanza. È sicuramente ancora un’utopia, ma solo dalle utopie nascono quelle frecce che innalzano lo spirito umano verso la sua vera meta, la meta della pace e della fratellanza…
Uomo del mio tempo
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Salvatore Quasimodo
Raccolta Giorno dopo giorno



