Ho uno strano rapporto con i nudibranchi. Li frequento poco anche a causa della mia miopia, ma ciò nonostante ho trascorsi interessanti perché la mia passione per il mare mi ha portato a incrociarli più di una volta insieme agli studiosi che se ne occupano.
Per chi non li conoscesse, i nudibranchi, oltre 3000 specie nel mondo (230 in Mediterraneo), sono molluschi privi di conchiglia (vengono chiamati anche gasteropodi nudi) che affidano la loro protezione a cellule urticanti, sostanze repellenti e altri composti, spesso derivati da ciò di cui si nutrono. La scelta di abbandonare la conchiglia e di avere un gusto poco gradevole è stata vincente e, infatti, non sono molti i loro nemici che includono pochi pesci, crostacei, ragni di mare e, curiosamente ma non troppo, altri nudibranchi che divorano con piacere i propri parenti.
Come spesso succede in natura, al sapore pessimo si associano vistose colorazioni di cui i nudibranchi non possono godere non avendo occhi. A vederli, e considerando la fama che si sono conquistati soprattutto tra gli umani amanti della fotografia subacquea, si potrebbe pensare che queste farfalle del mare, altra denominazione popolare, si siano evoluti soltanto per il nostro piacere.
Personalmente ammiro le loro uova, una curiosità ispirata tanto tempo fa da Paolo Donnini, un appassionato di fotografia subacquea, che aveva condiviso con me le sue osservazioni da ingegnere quale era su questo aspetto della riproduzione dei nudibranchi.

La deposizione delle uova da parte di un nudibranchio appartenente alle specie Felimida luteorosa. © Marco Giuliano
Come si può vedere dalle due foto di Marco Giuliano, appassionato subacqueo e fotografo impegnato in una sua caparbia crociata per far conoscere il mare del Conero, la Felimida kroni (foto piccola) e la Felimida luteorosa (foto grande) sembrano avere un certo senso artistico al momento di deporre le uova.
In realtà è più corretto parlare di ovature, cioè di nastri gelatinosi che inglobano le vere uova. Tendenzialmente queste ovature, caratteristiche o quasi per ogni specie, vengono deposte in nastri regolari che formano una spirale con andamento antiorario. Il mollusco, infatti, parte dal centro e si sposta verso l’esterno deponendo le uova attraverso l’apertura genitale posta sul fianco interno evitando così di schiacciare il delicato cordone di gelatina.
I nastri possono avere molte varianti: piatti oppure rilevati con i margini rivolti all’interno, all’esterno, aggrovigliati o intrecciati, fissati in un punto soltanto in modo da poter fluttuare liberamente oppure aderenti al substrato.
Qualunque sia la forma, lo scopo ultimo è quello di garantire una perfetta ossigenazione delle uova e degli embrioni che da esse si svilupperanno. Deposte dove il ricambio dell’acqua è più intenso, le uova all’interno della gelatina godono di una maggiore quantità di ossigeno e di conseguenza possono svilupparsi meglio fino al momento in cui si trasformeranno in larve planctoniche. Questo avviene quando il rivestimento che le ha protette fino a quel momento comincia a disgregarsi e a perdere forma permettendo alle larve di andarsene libere in balia delle correnti, fino a quando non si insedieranno sul fondo come nudibranchi adulti per dare origine a una nuova generazione, tutta da fotografare.
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