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Uragani e migrazioni: così gli eventi estremi cambiano le rotte

Uragani e migrazioni: così gli eventi estremi cambiano le rotte

Gianluca Grossi Gianluca Grossi 28 Giu 2017

È iniziata ufficialmente la stagione degli uragani e con essa si preannuncia sempre più difficile la migrazione degli uccelli. Il motivo è semplice e si spiega analizzando due fenomeni: il surriscaldamento globale che determina un’amplificazione degli eventi estremi e la regolare rotta di alcune specie ornitologiche che incrocia quella degli uragani. Le ultime notizie in merito giungono dalla Duke University, in Usa, dove alcuni scienziati hanno messo in luce che la sterna fuligginosa incontra sempre più frequentemente le tempeste che si formano al largo dell’Atlantico, per poi raggiungere i Caraibi e gli Stati Uniti. «Un fenomeno preoccupante», dicono i ricercatori, «perché per effetto dei cambiamenti climatici gli uragani saranno sempre più potenti».

Le analisi mostrano la stretta correlazione fra il percorso seguito dalle tempeste e quello dei volatili. Molti esemplari morti, infatti, sono stati trovati nei punti in cui gli uragani si sono abbattuti seminando panico e distruzione. La sterna fuligginosa viene anche detta rondine di mare oscura. È distribuita su un ampio areale, tuttavia i suoi spostamenti sono incentrati soprattutto fra il Canada e il Cile. E’ un migratore eccellente, e può rimanere in volo costante per giorni. Per questo motivo gli esperti della Duke University lo monitorano da anni.

Non è però l’unica specie che risente di questo fenomeno. E in alcuni casi gli animali stanno affinando le loro abilità per fronteggiare meglio il problema. È il caso dei beccavermi alidorate (Vermivora chrysoptera), uccelli che sarebbero in grado di percepire in anticipo l’arrivo di un urgano. Come? Percependo gli infrasuoni, onde acustiche per noi non udibili, che viaggiano a una frequenza inferiore ai 20 Hz, e che vengono liberate da strutture nuvolose particolari, strettamente connesse alla genesi di un uragano.

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