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UN CASTELLO A MISURA D’UOMO

Visita a Rocca d’Olgisio

Visita a Rocca d’Olgisio
La Rocca d’Olgisio. © C. De Ambrosis

Cesare De Ambrosis Cesare De Ambrosis 17 Feb 2021

Sull’appennino, a 35 km da Piacenza, nel comune di Pianello Val Tidone, sorge un castello costruito su un massiccio sperone di roccia arenaria a 570 m. s.l.m. È la Rocca d’Olgisio.

La sua edificazione su questa costola di roccia non fu casuale. L’area intorno al castello, per molti chilometri, ha una scarsa stabilità geologica e chi coltiva la terra deve porre particolare attenzione per evitare dilavamenti e frane.

Come quella che ad aprile del 2009 si sviluppò nei pressi di Fravica, interessando buona parte del territorio e distruggendo una vasta porzione della collina, compreso un buon tratto della strada che porta al castello. Invece la Rocca è lì intatta da almeno 800 anni e il suo profilo si staglia nitido quando, nelle giornate limpide, si concede il lusso di avere il Monte Rosa come sfondo.

Rispetto ad altri castelli presenti in zona, Rocca d’Olgisio è meno imponente: le sue dimensioni esterne, così come quelle degli ambienti interni, sono contenute, ma non per questo è meno affascinante.

Entrare nella cerchia delle sue mura e trovarsi nel giardino interno infonde un senso di pace che ha poco da condividere con gli scopi bellici che portarono alla costruzione della rocca.

Il mastio della Rocca d’Olgisio. © C. De Ambrosis

La storia

Leggende a parte, le prime notizie riguardo all’esistenza di questo castello risalgono all’anno 1037. Da lì in poi si è susseguita una serie di passaggi di proprietà e tentativi d’assedio fino 1352, quando Rocca d’Olgisio entrò a far parte delle numerose proprietà di Bernabò Visconti.

Nel 1378 Gian Galeazzo Visconti concesse questo castello e il relativo feudo al capitano del suo esercito: il conte Jacopo Dal Verme. Questa nobile famiglia mantenne il possesso della Rocca ininterrottamente fino al 1485. Infatti, in quell’anno Pietro Dal Verme morì avvelenato probabilmente per ordine di Ludovico il Moro, il quale passò, feudo e castello, nelle mani del genero Galeazzo Sanseverino.

Il castello e le mura. © C. De Ambrosis

All’inizio del secolo XVI, il re di Francia Luigi XII concesse questo feudo a Bernardino da Corte, in segno di ringraziamento per avergli consegnato il Castello Sforzesco di Milano. Ma in seguito alla morte per avvelenamento di Bernardino da Corte, Rocca d’Olgisio tornò in mano ai Dal Verme, che lo mantennero, tra i loro possedimenti, fino alla metà del XIX secolo. Nei successivi passaggi di proprietà, l’arredamento interno, andò perduto.

Durante la seconda guerra mondiale, la Rocca fu sede di un comando della II divisione partigiana di Piacenza; per questo motivo venne attaccata in due occasioni da parte delle truppe tedesche, che causarono ingenti danni, tra cui il crollo di alcune parti in muratura.

La famiglia Bengalli, che acquistò il castello nel 1979, negli anni successivi ha provveduto a effettuare diversi lavori di ristrutturazione e ripristino dell’edificio.

L’interno

Una delle strade che da Pianello porta a Pecorara, prima attraversa la frazione Fravica e quindi passa davanti al cancello d’ingresso di Rocca d’Olgisio. Da qui, percorrendo una stradina in salita tagliata tra blocchi di granito, attraversando il bosco, si arriva al portone d’ingresso del Castello, protetto da ben sei cinte murarie.

Varcato l’arco, si entra nel giardino prospiciente il castello su cui si affacciano altre costruzioni, diverse per epoca e stile architettonico, ma che nel loro insieme creano un piacevole contesto, il tutto condito da una notevole vista sulla sottostante Val Chiarone fino a intravvedere in lontananza la pianura.

La rocca vera e propria ha una pianta irregolare su cui si innesta la torre della campana, la quale, originariamente più alta, venne fatta notevolmente abbassare, nei primi anni del XIX secolo, in modo che non potesse servire come segnale per indire raduni antinapoleonici.

Particolare del giardino. © C. De Ambrosis

Nel cortile si trova un pozzo profondo 50 metri e la leggenda narra che a metà del suo condotto si apra un passaggio per fuggire dal castello in caso di necessità.

Entrando all’interno del mastio si susseguono una serie di ambienti, compresa una sala d’armi, ma tutto in dimensioni contenute e con una disposizione abbastanza intricata. Insomma, una residenza più “a misura d’uomo”, molto lontana dai fasti descritti per il castello di Torrechiara.

Intorno al castello, fuori dalla cinta muraria, sono state rinvenute una serie di grotte naturali all’interno delle quali sono state trovate tracce di insediamenti preistorici.

Normalmente, Rocca d’Olgisio è visitabile, da marzo a ottobre, durante il fine settimana.

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