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TRANQUILLITÀ TRA LE CRETE

Visita all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

Visita all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. © Acer11/CC BY-SA 3.0

Cesare De Ambrosis Cesare De Ambrosis 20 Gen 2021

Nel Sud della Toscana, in provincia di Siena, si trova un’abbazia che merita di essere visitata, sia per le bellezze artistiche che custodisce al suo interno, sia per la posizione in cui si trova: l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore è una delle zone più affascinanti e ricche di storia dell’intero territorio nazionale.

Anche se esternamente non lascia a bocca aperta, l’atmosfera di estatica tranquillità che si respira tutt’intorno resterà a lungo tra le suggestioni indimenticabili dei nostri ricordi.

L’ho scoperta da bambino, accompagnato dai miei genitori, e da quella volta è diventata una mia meta consueta, ci sono tornato da solo o con amici in moto, in auto, ma è in sella alla bicicletta che si può apprezzare maggiormente la sensazione di pace che permea questo luogo.

L’Abbazia Benedettina di Monte Oliveto Maggiore si trova nel comune di Asciano (SI), nel cuore delle Crete Senesi.

Il complesso, posto sulle pendici del Monte Oliveto, si scorge dalla strada e appare come un insieme di costruzioni di color mattone, semi nascoste in un verdissimo bosco dove spiccano, tra pini e querce, un gran numero di alti e slanciati cipressi.

La storia dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

La costituzione di una comunità religiosa chiamata Congregazione di Santa Maria di Monte Oliveto si deve al beato Bernardo Tolomei (1272-1348), probabilmente nell’anno 1313. Sei anni dopo, la fondazione venne approvata ed inserita nella regola benedettina dal vescovo di Arezzo Guido Tarlati. Nel 1320 iniziò la costruzione del monastero.

Nell’Archivio storico dell’abbazia sono tutt’ora conservati sia una bolla del 18 gennaio 1765 con cui il papa Clemente XIII eresse in abbazia nullius Monte Oliveto Maggiore, sia un Libro Nullius del secolo XVIII in cui sono registrati tutti gli atti dell’abate, sotto la cui giurisdizione ricadevano la chiesa, il monastero, le persone dimoranti a Monte Oliveto, i monaci, gli oblati e gli inservienti laici.

Dal 1765 fino al 1947 l’Abbazia non ebbe parrocchie dipendenti. Solo nel XX secolo (1947, 1963, 1975) sono state aggregate all’abbazia alcune parrocchie rurali delle diocesi di Arezzo e di Chiusi-Pienza.

Quest’abbazia è sempre stata protetta da uno statuto speciale ed è ancora una sede della Chiesa Cattolica direttamente soggetta al Vaticano, appartenente alla regione ecclesiastica Toscana.

La visita

Si percorre una stradina che, attraversando il bosco, arriva a un ponte levatoio sovrastato da una massiccia torre merlata. Tale porta d’ingresso fu costruita tra il 1393 e il 1526, poi restaurata nel XIX secolo. Ad abbellire l’arco d’ingresso è posta una terracotta robbiana raffigurante La Madonna col Bambino.

Poco più avanti si raggiunge il campanile, di stile romanico-gotico, e l’abside della chiesa che presenta una facciata gotica.

L’interno ha una navata a croce latina, purtroppo è stato rinnovato in stile barocco nel 1772 da Giovanni Antinori. Vale comunque la pena di osservare lo splendido coro ligneo, intarsiato da Frate Giovanni da Verona, che risale al 1500.

Varcando una porta, situata a destra dell’ingresso della chiesa, si accede alla portineria e al Chiostro Grande.

Chiostro Grande

Questo chiostro, a pianta rettangolare, fu costruito tra il 1426 e il 1443. Al centro spicca la statua marmorea di San Benedetto e, in un angolo, una vera di pozzo, anch’essa in marmo, costruita nel 1439.

La parte più antica è caratterizzata da un doppio loggiato retto da colonne in mattoni con capitelli in pietra.

Le pareti dei quattro lati del chiostro celano un mirabile ciclo di affreschi, tra i più importanti del nostro rinascimento, che raccontano le storie di San Benedetto. La maggior parte di questi preziosi dipinti sono stati realizzati a partire dal 1505 e portano la firma di Antonio Bazzi, meglio noto come il Sodoma, ma, a mio parere, ancora più impressionanti, sono gli otto affreschi dipinti dal 1497 al 1498 dal grande artista Luca Signorelli.

Osservati la Chiesa e soprattutto il Chiostro Grande, il visitatore pensa di aver concluso la visita, invece l’Abbazia di Monte Oliveto ha ancora tante sorprese da offrire.

La biblioteca. © C. De Ambrosis
Il chiostro di mezzo. © C. De Ambrosis

Il chiostro di mezzo e il refettorio

Attraverso una porta situata sul lato Sud del chiostro grande, si accede al chiostro di mezzo, in gran parte riservato alla clausura. Realizzato nel XV secolo, è composto da un porticato ad archi a tutto sesto retti da colonne ottagonali.

Si passa quindi in un vasto ambiente coperto da una grande volta a botte ribassata: si tratta del refettorio, le cui pareti sono decorate da affreschi realizzati nel 1670 da frate Paolo Novelli.

Un affresco del Chiostro grande. © C. De Ambrosis

La biblioteca

Sempre dal chiostro di mezzo, tramite una scala si accede al primo piano, qui si apre un vestibolo dipinto ad encausto da Antonio Muller nel 1631 con personaggi e fatti della Congregazione Olivetana. Una doppia scala, di recente costruzione, dà accesso alla biblioteca.

Si tratta di una lunga sala divisa in tre navate. Quella centrale ha la volta a botte, le due laterali hanno le volte a crociera. Le colonne sono inclinate in modo di scaricare il peso sui muri portanti, i capitelli sono stati scolpiti in pietra serena da fra Giovanni da Verona e a lui si deve anche il disegno della biblioteca, datata 1515. Sono qui contenuti 40.000 libri ed opuscoli provenienti dal monastero olivetano di Santa Maria di Monte Morcino (PG), mentre quelli originalmente presenti andarono dispersi nel 1809 con la soppressione dell’Ordine.

La farmacia e il definitorio

Coeva alla biblioteca è la farmacia a cui si accede da una doppia scalinata tramite un grande arco. Contiene una collezione di vasi in ceramica bianca e azzurra del XVII secolo e diverse erbe medicinali.

Si visita per ultimo il definitorio, o Sala del Capitolo, risalente al 1498. Allestito a museo di arte sacra, contiene una serie di dipinti. Sulla parete di fondo troneggia l’affresco di Matteo Ripanda del XVI secolo raffigurante La Madonna col Bambino e Santi.

Dopo la visita del definitorio non resta che tornare sui propri passi e dirigersi verso l’uscita, ma è anche un’ottima occasione per dare uno sguardo più approfondito ai meravigliosi affreschi del Sodoma e del Signorelli.

 

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