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Abbazia di Sant’Antimo, lontano dal mondo

Abbazia di Sant’Antimo, lontano dal mondo
L'abbazia di Sant'Antimo © Cesare De Ambrosis

Cesare De Ambrosis Cesare De Ambrosis 8 Apr 2020

L’Abbazia di Sant’Antimo, nel comune di Montalcino, in provincia di Siena, è un luogo speciale. Uno di quelli in grado di trasmettere al visitatore un immediato senso di tranquillità, misticismo e pace interiore.

Sfido chiunque vi capiti per la prima volta a non restare incantato dall’armonia che questo posto emana. Sia per la semplice bellezza del monumento, sia per l’equilibrio delle forme esistenti in questa conca verdissima disseminata di cipressi e ulivi.

Il paesino di Castelnuovo dell’Abate vigila sornione dall’alto sulla Chiesa. Il profilo delle vecchie case si stagliano nel cielo azzurro, talvolta incoronato da imponenti nuvoloni bianchi.

L’Abbazia si erge maestosa al centro di questo spazio verde, solitaria e imperturbabile. Impossibile pensare che qualcosa o qualcuno potrà mai disturbare questa pace.

Il paese di Castelnuovo dell’Abate © Cesare De Ambrosis

 

Abbazia imperiale

Il patrono dell’Abbazia fu probabilmente un diacono aretino, martirizzato insieme a San Donato nel 352. Proprio sul luogo del martirio di Sant’Antimo da Arezzo sorse il nucleo primitivo, un piccolo oratorio dedicato al culto delle reliquie del Santo.
Nel Medioevo le abbazie erano luogo di sosta per i pellegrini diretti a Roma, i mercanti, i soldati e i messi dei re. Intorno al 770, i Longobardi, per provvedere a tali esigenze, dettero la gestione dei beni demaniali di questo territorio all’abate Tao di Pistoia investendolo anche dell’incarico di costruire un monastero benedettino.

È da considerarsi una leggenda medioevale il fatto che Carlo Magno, al ritorno da Roma nel 781, percorrendo la via Francigena, giunse a Sant’Antimo ponendo il suo sigillo sulla fondazione del monastero. Mentre si conosce un documento datato 29 dicembre 814 di Ludovico il Pio, figlio e successore di Carlo, in cui dispose doni e privilegi per l’Abbazia che diventò a tutti gli effetti, un’abbazia imperiale.
Grazie all’impulso carolingio, all’abate di Sant’Antimo venne conferito il titolo di conte palatino, ossia Conte e consigliere del Sacro Romano Impero.

La nuova chiesa, di gusto francese

Sotto la guida dell’abate Guidone, nell’anno 1118, iniziò la costruzione della nuova chiesa. Modello di riferimento per quest’opera furono le grandi abbazie benedettine francesi. Tanto che l’abate chiamò architetti dalla Francia per progettare il nuovo edificio.
L’inizio della decadenza dell’Abbazia è stigmatizzata da un accordo, datato 12 giugno 1212. Vi è sancito che l’Abbazia deve cedere un quarto del territorio di Montalcino alla città di Siena. Da quel momento in poi, la città senese intaccherà ripetutamente i territori e i beni della comunità monastica.
Nel 1462, fu Papa Enea Silvio Piccolomini, Pio II, a sopprimere l’Abbazia, affidandone i beni al vescovo Giovanni Cinughi, ordinario della nuova diocesi di Pienza e Montalcino.

La mossa del Pontefice fu dettata dalla volontà di trasformare il piccolo borgo di Corsignano, proprio paese natale, in Pienza: la città rinascimentale ideale costruita per onorare la famiglia Piccolomini.

Nel 1600 la sede vescovile di Montalcino fu separata da quella di Pienza. Il vescovo di Montalcino continuò a essere anche Abate di Sant’Antimo fino al 1986, anno della soppressione della diocesi e della sua incorporazione in quella di Siena.

L’abbazia di Sant’Antimo, circondata da ulivi © Cesare De Ambrosis

La rinascita dopo l’oblio

Negli ultimi due secoli, l’Abbazia di Sant’Antimo passò dall’essere l’abitazione per un mezzadro, con rimessa agricola nella Chiesa, a bene protetto dalle Belle Arti che occuparono di sette interventi di restauro. Nel 1970, terminato l’ultimo restauro, il monumento era nuovamente in stato di abbandono. Nel 1990 iniziarono dei lavori di ristrutturazione del refettorio, grazie all’appoggio dei comuni di Montalcino, Castelnuovo dell’Abate e delle Belle Arti di Siena. Due anni dopo, una comunità di monaci, provenienti prevalentemente dalla Francia, si stabilì nell’Abbazia rimanendoci fino al 2015.
Attualmente l’insieme monastico è tenuto in perfetto stato, vi si avvicendano eventi liturgici e culturali curati dall’arcidiocesi di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino, ma nessuna comunità monastica vi risiede.

Particolare delle colonne all’interno della Basilica di Sant’Antimo © Cesare De Ambrosis

 

Gioiello in stile romanico

Oggi la Basilica appare in tutto il suo splendore, con le sue forme in perfetto stile romanico. L’interno è suddiviso in tre navate, di cui quella centrale è coperta da una semplice volta a capriate lignee che recano le mezzelune dello stemma Piccolomini. Il tetto del tempio, infatti, risale all’epoca del pontificato di Pio II. Alle spalle dell’altare si trova una delle più belle e preziose opere qui custodite: il grande Crocifisso dipinto di epoca medievale che, dopo secoli di abbandono presso il matroneo di destra, nel 1972 è stato ricollocato nel luogo originario.
Su un lato della Chiesa troviamo i resti della sala capitolare, la farmacia monastica, di recente creazione, ricavata nell’antica sala del tesoro.
Montalcino è a meno di 10 km: i suoi monumenti e il suo vino prelibato, vi aspettano!

 

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