Vi propongo il terzo, e ultimo, itinerario ciclistico nel Nord della Toscana, più precisamente nel Casentino e lungo le pendici del Pratomagno. Lo scopo di questo percorso è andare a visitare l’imponente abbazia benedettina di Vallombrosa, la ciliegina sulla torta ce la offrono, ancora una volta, gli splendidi boschi che ricoprono questa zona, protetti dalla Riserva Naturale Statale di Vallombrosa.
La storia della foresta è strettamente legata a quella dei Monaci Benedettini Vallombrosani, la cui congregazione fu fondata da San Giovanni Gualberto nel 1036.
I monaci trovarono sul posto un bosco già composto, prevalentemente, da latifoglie, e iniziarono, dal XIV secolo, l’impianto dell’abete bianco il cui legno era destinato al taglio per poi essere venduto principalmente ai cantieri navali.
I monaci dovettero abbandonare l’abbazia a causa delle soppressioni delle corporazioni religiose, sia napoleoniche, sia del Regno d’Italia, ma vi tornarono nel 1949. Per fortuna la tradizione e la cura per la foresta che i monaci hanno esercitato per secoli sono proseguite dall’Unità d’Italia con il Corpo Forestale dello Stato.

Parte della facciata dell’abbazia. © C. De Ambrosis
Itinerario
76 km, dislivello 1.300 metri
Poppi – Borgo alla Collina – Castel San Niccolò – Montemignaio – Castello – salita per Vallombrosa, – località Secchieta – Vallombrosa – Consuma – Passo della Consuma – Castello – Montemignaio – Pagliericcio – Castel San Niccolò – Borgo alla Collina – Poppi.

La foresta di Vallombrosa. © C. De Ambrosis
Iniziamo a pedalare
L’itinerario parte, ancora una volta, da Poppi (AR). Imbocchiamo la SR 70 direzione Nord, seguendo le indicazioni per Firenze e Montemignaio. Prima del paese di Borgo alla Collina, giriamo a sx verso Castel San Niccolò, dopo questo abitato, iniziamo a salire per raggiungere Montemignaio lungo la SP 70.
In quest’ultimo paese, giriamo a sx, per Vallombrosa, continuando a salire.
La strada è panoramica e tranquilla: scarso il passaggio d’auto; si arrampica sulle pendici del Pratomagno tra boschetti e radure. Man mano che si sale, la vegetazione s’infittisce fino a raggiungere i 1.000m. s.l.m.
Al bivio teniamo la dx in direzione Vallombrosa. Stiamo percorrendo via del Paradisino e lo è di nome e di fatto: siamo entrati in una meravigliosa faggeta, con tronchi alti, dalla chioma non troppo fitta, che ci permette di percorrere, gli ultimi chilometri prima di Vallombrosa, circondati da una luce verdognola, che infonde pace agli occhi e alla mente. Poco dopo arriviamo davanti alla bianca facciata della maestosa abbazia.
L’abbazia di Vallombrosa
Il primo documento che parla di Vallombrosa e della comunità monastica dei frati Vallombrosani risale all’anno 1039. Nel 1058 venne consacrata la prima chiesa in pietra con annesso un piccolo monastero. Col crescere della comunità, si rese necessaria la costruzione di un nuovo monastero e di una Chiesa più ampia. Ciò avvenne tra il 1224 e il 1230. Nella seconda metà del XV secolo, fu merito dell’Abate Francesco Altoviti se si diede mano a importanti lavori per realizzare: il chiostro grande, la sacrestia, la torre, il refettorio con la cucina, lavori conclusi nel 1476.

Il cancello d’ingresso. © C. De Ambrosis
L’attuale aspetto dell’Abbazia, deriva da imponenti lavori svolti sia nel 1600, sia nel 1700. Ristrutturazioni che interessarono gran parte dell’edificio, provato nel tempo da vari incendi. La soppressione napoleonica dei conventi (1808) e la demanializzazione della proprietà in epoca sabauda (1867) furono le cause della perdita di una gran parte del patrimonio artistico accumulato nei secoli all’interno dell’ abbazia. Gli stessi frati Vallombrosani poterono rientrare in possesso del monastero solo dal 1949.
Di questo complesso monastico si possono visitare la chiesa abbaziale e il Museo d’Arte Sacra.

La facciata della Chiesa abbaziale. © C. De Ambrosis
L’interno della Chiesa ha mantenuto l’antica struttura risalente al 1230 con una navata unica allungata terminante in un transetto, ma l’aspetto architettonico è frutto del rifacimento del 1700 con eleganti decorazioni barocche.
Il Museo d’Arte Sacra è stato inaugurato nel 2006 nella foresteria e contiene opere rientrate a Vallombrosa dopo le varie alienazioni ed opere d’arte provenienti dal patrimonio artistico del Monastero, dipinti, parati ed oreficerie.
Il monastero nasconde, tra le sue mura, anche due chiostri: quello quattrocentesco detto “della Meridiana e quello più piccolo, datato 1500, denominato:“del Mascherone”.
L’Arboreto
Non lontano dall’abbazia si trova l’Arboreto di Vallombrosa. Fu fondato nel 1870 da Adolfo Berenger, il primo direttore del Regio Istituto Forestale di Vallombrosa. Con i suoi 5.000 esemplari in rappresentanza di oltre 700 specie arboree e arbustive, è considerato la più importante collezione di piante in Italia. La piantagione attuale è suddivisa in sette arboreti realizzati in altrettante epoche.
Terminate le visite, riprendiamo la nostra pedalata. Usciamo da Vallombrosa lungo la via del Lago, in direzione Consuma. La nostra strada si snoda sotto un vero tetto di alberi, proseguendo in mezza costa attraverso una fitta foresta. Il sole non riesce quasi mai a penetrare tra i rami, in alcuni punti la luce è davvero poca. Ma, ogni tanto, si apre un affaccio sulla Val d’Arno. Si tratta di una stradina stretta e poco trafficata, su cui dobbiamo percorrere circa 8 km. il primo tratto è pianeggiante, poi, in salita, per raggiungere la SR 70 della Consuma. Imbocchiamo questa strada sulla nostra dx e raggiungiamo l’abitato di Consuma. Poco dopo il paese tocchiamo la vetta del Passo, a 1050 m. s.l.m.

La vista dal Pratomagno. © C. De Ambrosis
Da qui in poi, tanta discesa divertente, con curve e tornanti dove è meglio non distrarsi per osservare la sterminata vista sul Casentino, che spazia fino a Poppi e al suo castello.
Subito dopo aver raggiunto il passo, giriamo a dx per imboccare la SP 70 che ci riporta a Montemignaio. Val la pena a dare un’occhiata a questo suggestivo paese, da cui ripartiamo seguendo al contrario la strada percorsa all’andata, per ritornare a Poppi.




